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FINANZA/ Se i banchieri sfiduciano il "governo dei banchieri"

Giuseppe Mussari (Infophoto)Giuseppe Mussari (Infophoto)

Poi ciascun caso-Paese ha il suo esito specifico: negli Usa la liquidità serve alle investment bank sopravvissute per speculare; nell’Eurozona la grandi banche sostengono i titoli sovrani sotto attacco (magari da quelle stesse banche Usa); nell’Euramerica in recessione tutti, in cuor loro, vorrebbero un po’ di “sana” inflazione per tonificare (o “drogare”) il ciclo economico e scontare un po’ gli enormi debiti accumulati qua e là, in bilanci pubblici e bancari.

Tutto questo, però, si è tradotto nella miserevole storia della “banche italiane che strozzano le imprese italiane”: un po’ come la salvezza dell’euro sembra dipendere dall’abolizione dell’“article eighteen” in Italia. La presidenza dell’Abi, dimettendosi in blocco, ha semplicemente avvertito l’opinione pubblica nazionale che non ci si può prendere in giro all’infinito. Soprattutto: non può farlo un governo “di salute pubblica”. Che finora ha varato solo una banale manovra fiscale e ha allungato “per decreto” l’età pensionabile. Se il presidente della Repubblica ci nomina senatori e vita, siamo capaci quasi tutti.

Premier Monti, ministro Passera, dite qualcosa di veramente “tecnocratico” (in attesa che il nuovo presidente di Confindustria, con ogni probabilità Giorgio Squinzi, restituisca credibilità anche alla lobby degli imprenditori).

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COMMENTI
02/03/2012 - Le banche hanno ragione ma non meritano appoggio. (Giuseppe Crippa)

Concordo con Credit che i più recenti provvedimenti del Governo profumino di « demagogia anti-bancaria » e personalmente non li condivido, neppure quello sui conti correnti gratis ai « pensionati poveri »: per me vale ancora il principio che ogni lavoro debba essere remunerato. Nonostante questo non provo nessun moto di solidarietà nè per il settore bancario né per i suoi dipendenti. Il primo « non può fallire per definizione » e sta facendo scontare i suoi problemi e le sue passate speculazioni alla clientela che trova sempre più difficile accedere al credito; i secondi sono sempre scampati senza problemi alle ristrutturazioni, accompagnati alla pensione – e mai né licenziati né cassintegrati - con integrazioni salariali impossibili all'industria.