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SPILLO/ Agnelli, Cuccia & Carli (e tanti altri)

Gianni Agnelli (Infophoto)Gianni Agnelli (Infophoto)

P.S.: L’altra sera il programma “La storia siamo noi” (Rai, servizio pubblico) si è occupata della figura di Guido Carli: ex governatore della Banca d’Italia, ex presidente della Confindustria, ex ministro del Tesoro (in un governo Andreotti, al termine della cosiddetta “Prima Repubblica”). Il programma era condotto da Giovanni Minoli - genero dell’ex direttore generale della Rai Ettore Bernabei - e tra gli ospiti chiamati a celebrare la figura di Carli c’era Eugenio Scalfari, fondatore di Repubblica.

Quest’ultimo non ha potuto negare che a Carli - ormai annoverato nell’Olimpo dei “padri della Repubblica italiana” - “piacessero le belle donne”, circostanza confermata in viva voce da due nipoti dell’ex Governatore, al quale un gossip autorevole attribuì perfino un “flirt” con la sopraccitata S.A.. Durante la trasmissione è stata inquadrata una fotografia in cui Carli è ritratto assieme a Enrico Cuccia, storico patron di Mediobanca, in un Paese lontano: la trasmissione cita il Kazakhstan, ma è più probabile che si tratti di un Paese africano, come confermerebbe un’altra foto di Cuccia e Carli contenuta in un volume di memorie dell’ex governatore.

In quegli anni Carli fu dapprima ministro del Commercio estero e poi banchiere centrale, cioè responsabile della vigilanza (pubblica) sul credito, quindi anche su Mediobanca (all’epoca controllata dalle tre Bin dell’Iri, quindi dallo Stato). Non è noto chi abbia pagato quei viaggi (pubblici o privati?) allora costosissimi, perché in aree del pianeta difficilmente raggiungibili. È invece noto che Mediobanca fin dal 1955 avesse costituito una misteriosa “trading company” con sede in Nigeria e attiva anche in altri Paesi dell’Africa equatoriale (Zambia, Zimbabwe, Tanzania, Costa d’Avorio). La società chiuse i battenti nel 2000, dopo aver chiuso quasi sempre i bilanci in rosso. Nel frattempo Mediobanca, fu coinvolta in una vicenda di “fondi neri” (24 miliardi dell’epoca, cioè 12 milioni di euro al cambio attuale, cioè 240mila pranzi da 50 euro l’uno o 12mila passaggi aerei da mille euro l’uno) che sarebbero stato depositati dall’Iri (statale) presso la stessa Mediobanca (controllata dall’Iri) alla fine degli anni ‘70.

Gherardo Colombo, Pm della Procura di Milano, poco prima che scoppiasse Mani Pulite, indagò e rinviò a giudizio Cuccia e il delfino Vincenzo Maranghi: ma furono assolti. Fatti già troppo lontani allora, nello spazio e nel tempo. Fatti “privatissimi”, nonché laicissimi. Non intercettati al telefono cellulare (e probabilmente neppure oggi lo sarebbero). Dimenticati: tanto che Repubblica (fondata da Scalfari) o il Corriere (partecipato da F. e Mediobanca) o La Stampa (controllata da F.) non hanno mai avuto troppa voglia di parlarne. In ogni caso: fatti che oggi sarebbero prescrittissimi, come le vicende che riguardano l’ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati. Mai dimessosi; né dal consiglio regionale della Lombardia, né dal Pd.

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COMMENTI
21/04/2012 - Cui prodest? (Giuseppe Crippa)

Se lo scopo di questo “spillo” è avvalorare con una serie di esempi l’ipotesi che il comportamento dei grandi imprenditori, manager e banchieri non incida sui risultati del loro lavoro e quindi neppure debba incidere sul giudizio che ne da l’opinione pubblica, penso che Credit segni un gol a porta vuota anche se personalmente non condivido appieno questo modo di pensare, in particolare se applicato a persone che hanno rappresentato o rappresentino il popolo rivestendo cariche politiche. Mi auguro dunque che questo articolo non sia stato funzionale a preparare i lettori a giudicare qualche politico soltanto per i risultati ottenuti e non anche per i comportamenti personali.