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FINANZA/ Così il governo "dei banchieri" ha scaricato le banche

Corrado Passera e Giuseppe Mussari (Infophoto)Corrado Passera e Giuseppe Mussari (Infophoto)

La partita è stata squisitamente politica, con la Gran Bretagna impegnata apparentemente a difendere una più rigida ri-regulation sui presidi anti-rischio nei bilanci delle 8.300 banche europee; in realtà desiderosa di rendere più flessibile la cornice di standard del mercato unico (la Gran Bretagna è di fatto l’unico membro dell’Ue a non aver sottoscritto il nuovo progetto di “fiscal compact” patrocinato dalla Germania per difendere l’euro e la stabilità economica in Europa). Ed è tutta politica la perplessità di fronte al fatto che l’Italia era rappresentata dal viceministro Vittorio Grilli, fino a poco tempo fa partecipante ai vertici Ecofin ed Eurogruppo come “sherpa”, da direttore generale del Tesoro.

Grilli non ha fatto altro che appoggiarsi istituzionalmente alla posizione della Commissione Ue nel chiedere “regole ragionevoli”, ma l’Italia gioca in questo momento una partita sostanziale e l’europeismo non può essere solo di principio di fronte a sfidanti combattivi come il cancelliere dello scacchiere Osborne, portavoce della City. Il quale persegue l’obiettivo ultimo di un “opting out”: della libertà di muovere regole e parametri con larga autonomia nazionale. E ciò è quanto anche una larga parte dell’Azienda-Italia chiede soprattutto per l’applicazione di Basilea 2: cioè dei meccanismi semiautomatici di concessione del credito alle Pmi, ossatura del sistema.

Sul fronte europeo il sistema bancario italiano ha perso più di una battaglia: l’ultima quando Monti era già a palazzo Chigi e in via XX Settembre ad interim. Le indicazioni punitive dell’Eba - frutto di valutazioni discutibili sul piano di un’effettiva uniformità tra i sistemi bancari di diversi paesi - hanno rappresentato solo l’ultimo incidente: apparentemente paradossale se si pensa che sono italiani sia il neo-presidente della Bce, Mario Draghi, sia il neo-presidente dell’Eba, Andrea Enria.

Ecco: da un governo “di banchieri” che si è preoccupato delle incompatibilità in consiglio fra qualche decina di “vip” ai vertici degli istituti e che voleva cancellare demagogicamente per decreto tutte le commissioni attive alle banche, ci si aspetterebbe che poi fosse presente a pieno titolo nelle sedi europee dove si sta giocando la partita decisiva per l’uscita da una crisi bancaria di cui l’Azienda Italia ha subito troppe conseguenze immotivate.

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