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SPILLO/ Bankitalia ha (di nuovo) un Governatore

Ignazio Visco (Infophoto)Ignazio Visco (Infophoto)

Forse è il massimo che un banchiere centrale “di mercato” possa permettersi nel 2012 contro l’oligopolio finanziario globale (“il club del Libor”), ma il governatore italiano lo ha detto. Draghi - nella sua rincorsa alla Bce facendo sponda sul Financial Stability Board - non è mai stato così esplicito nel descrivere il malfunzionamento dei mercati: per lui la crisi deflagrata nel 2008 rimane un grosso «incidente di percorso» e anzi resta discutibile porla alla radice della successiva instabilità dell’eurozona. Per Draghi le banche italiane dovevano ricapitalizzare in Borsa (diktat cui il sistema ha obbedito): non era immaginabile il maxi-salvataggio europeo concesso alle banche spagnole (proprio ieri l’Eba ha pubblicato il suo ridicolo report sei mesi dopo aver imposto condizioni draconiane all’Italia, ignorando invece il default già maturato a Madrid).

Val comunque la pena di leggere letteralmente il punto di vista di Visco: «Anche dopo il riassetto del Montepaschi l’entità complessiva degli interventi dello Stato a sostegno delle banche italiane resta bassa nel confronto internazionale; riflette anche la limitata diffusione di attività di negoziazione di prodotti finanziari opachi e rischiosi. Tra il 2008 e il 2010 sono stati erogati aiuti di Stato alle banche europee sottoforma di ricapitalizzazioni e copertura di perdite per 409 miliardi di euro, pari al 3,3% del Pil; sono state utilizzate garanzie sulle emissioni di passività per 1.111 miliardi, il 9,1% del Pil. In Italia, le operazioni sul capitale sono state pari a 4,1 miliardi e allo 0,3% del Pil; non sono state richieste garanzie da parte delle banche. Considerando gli aiuti di Stato autorizzati, per cui sono disponibili dati fino all’autunno del 2011, gli interventi pubblici salgono in Europa al 37% del Pil; il dato non tiene conto delle più recenti misure di ricapitalizzazione in favore di alcuni sistemi bancari europei e di garanzia sulle passività bancarie. Per l’Italia gli interventi rimangono contenuti: in particolare, l’ulteriore operazione sul capitale della Banca Monte dei Paschi di Siena sarà dell’ordine dello 0,1% del Pil, mentre le garanzie usate per obbligazioni portate al rifinanziamento presso l’Eurosistema ammontano oggi al 5,5% del Pil».

La Banca d’Italia non voterà l’anti-banchismo ideologico e apocalittico di Beppe Grillo (e questo può essere perfino scontato), ma respinge pure lo “sfascismo” programmato delle varie Standard & Poor’s su tutto quello che è a sud delle Alpi: e questo fino a qualche tempo fa non accadeva. All’Italia del 2012 - nella “sospensione di democrazia” globale - basta anche avere come banchiere centrale un tecnocrate che non farà politica, ma ha ben chiaro cos’e “l’interesse nazionale”.

 

P.S.: Ieri il presidente (riconfermato) dell’Abi Giuseppe Mussari è appositamente sceso dal palco dell’assemblea per salutare con un abbraccio il presidente (neo-eletto) di Confindustria, Giorgio Squinzi. Anche Mussari, nel suo intervento alla presenza del premier Mario Monti, non ha avuto timore di affermare: «Cooperare vuol dire fare ogni sforzo per promuovere le riforme in essere, contribuire a migliorare all’estero l’idea dell’Italia e della sua stabilità. Ciò non esclude ovviamente le osservazioni critiche, anche le più profonde. Ma chi decide di cooperare lo fa contribuendo a costruire, non solo condividere, un obiettivo comune». Come si è segnalato su Il Sussidiario negli ultimi giorni, sbaglia chi pensa e dice (magari rivolgendosi fin troppo platealmente agli interessati) che il problema “sono” i due leader associativi o che entrambi “hanno problemi”: i problemi sono altri (la politica economica che non va oltre l’emergenza anti-spread) o di altri (governanti in carica oggi o domani).

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