BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Con l’Unione bancaria l’Italia è già in credito

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Il giudizio Eba e l’effetto-ricapitalizzzaione hanno ovviamente spinto ai suoi minimi storici il valore dell’azione in Borsa, hanno obbligato gli azionisti stabili (come le Fondazioni bancarie) a sforzi supplementari per mantenere la propria posizione, hanno comunque lasciato spazio a interventi-raid da parte di grandi investitori globali: come il fondo Pamplona, che ha recentemente annunciato di possedere il 5% di Piazza Cordusio (che va ad aggiungersi al 5% rilevato a crisi iniziata da Aabar, fondo sovrano degli Emirati - e al 7% acquisito da entità sovrane libiche, quota in via di “scongelamento” dopo la fine del regime Gheddafi). Pamplona fa capo essenzialmente a capitali russi, ma ha goduto dell’appoggio “legittimativo” di Deutsche Bank nello strutturare l’operazione UniCredit sui mercati.

La prima banca tedesca, dal canto suo, non ha dovuto effettuare ricapitalizzazioni per coprire i 3,2 miliardi di “gap” certificato dall’Eba: è bastata qualche cessione. Ma, soprattutto, è stata decisiva la “clemenza contabile” dell’Eba che ha giudicato decine di miliardi di titoli derivati in portafoglio a Db molto meno rischiosi dei Btp che le banche italiane avevano in bilancio a fine 2011. La reazione dell’Abi è stata durissima e lo stesso neo-governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, ha tacitamente sottoscritto la polemica italiana verso l’“impar condicio” tecnica decisa dall’Eba che per sei mesi ha fatto passare l’intero sistema bancario italiana come “a rischio”: non solo deprimendone i valori in Borsa, ma tenendo costantemente alta la tensione nel già forte clima di sfiducia economico-finanziaria. Non è un caso che la vigilanza della Banca d’Italia abbia infine silenziosamente accordato una generosa valutazione ai nuovi sistemi di definizione dei rischi creditizi da parte di Ubi e Banco Popolare: due “promozioni” oltre la soglia del 9% immediatamente “bocciate” da Moody’s.

Chi non ce l’ha fatta è stato invece il Montepaschi; tanto che d’ora in poi anche questa rubrica non potrà più sottolineare che “nessuna banca italiana è mai fallita”, anche se il salvataggio di Rocca Salimbeni fa aumentare solo di poco il conto dei pur limitati aiuti pubblici accordati dall’Italia alle sue banche. Però, dell’ultima concitata settimana, val la pena comunque notare alcuni dati di cronaca. Primo fra tutti: la manovra-Montepaschi è stata costruita via Tremonti-bond e decisa indipendentemente dalla svolta sulle ricapitalizzazaioni bancarie maturata a Bruxelles essenzialmente per l’epilogo disastroso della crisi bancaria spagnola. Anzi: sarà interessante vedere se ora anche Mps si riorienterà verso gli aiuti europei, che saranno attivati dopo la nascita dell’Unione bancaria e della nuova vigilanza creditizia affidata alla Bce. Ma continuiamo con ordine.

Il Montepaschi certifica un sostanziale dissesto singolo quando l’intero sistema spagnolo getta la spugna dopo mesi o anni di “omertà”, chiedendo (a stime ancora provvisorie) almeno una cinquantina di miliardi di aiuti. E nel collasso generale spicca il crac di Bankia, un contenitore di aziende creditizie iberiche messe in ginocchio dalla crisi immobiliare, cui comunque la supervisione Eba, sei mesi fa, non aveva riscontrato profili allarmanti. Non sorprende che Mario Draghi personalmente abbia annunciato che sarà la “nuova Bce” a vigilare sull’Unione bancaria: ma nella prospettiva è implicito il fallimento e il superamento dell’esperienza-Eba, che tuttavia ha potuto tenere in scacco il sistema italiano negli ultimi sei, terribili mesi.

Se la Spagna ha quindi potuto godere di un doppio trattamento di favore (nei giudizi Eba di fine 2011 con scadenza 30 giugno 2012, nelle soluzioni strutturali Ue adottate il 29 giugno 2012), proprio dalla Spagna sono giunti i problemi che sono infine risultati letali per il Montepaschi. La rivendita dell’AntonVeneta al sistema-Italia - appena due anni dopo la sanguinosa “estate delle Opa” nel 2005 - avvenne da parte del Santander, poche settimane dopo il successo dell’ultima super-Opa bancaria europea pre-crisi: quella su Abn Amro da parte del gruppo spagnolo, di Royal Bank of Scotland (poi fallita e nazionalizzata) e di Fortis (fallita e smembrata). Si trattò di un vero e proprio salvataggio di Abn, svenata dall’Opa su AntonVeneta, supportata dalla finanza anglosassone per schiacciare il Governatore italiano Antonio Fazio e il tentativo di resistenza da parte della Bpi di Gianpiero Fiorani.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >