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PATTO PER L’ITALIA/ Dalle imprese un quasi-endorsement per un “nuovo Monti”

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Questo premesso, il “Patto per l’Italia” assegna molti e impegnativi “compiti a casa” al futuro governo: chiunque sia a guidarlo. E la piattaforma delle imprese non coincide affatto con l’azione di politica economica finora sviluppata dal “Monti-1”. La spending review dev’essere concretizzata velocemente e “spesa” altrettanto velocemente per ridurre l’imposizione fiscale: sulle famiglie e sulle imprese, per ridare ossigeno a domanda di consumo e fiducia negli investimenti e nell’occupazione. Il debito pubblico - vera “palla al piede” dell’Azienda Italia - va affrontato anzitutto da chi ne è titolare formale: dallo Stato e con il suo patrimonio, non dai cittadini con il loro cash-flow fiscale o con i loro patrimoni (sui contribuenti, invece, bisogna aumentare selettivamente la pressione in termini di recupero dell’evasione fiscale).

Una campagna di dismissioni pubbliche, quindi, è irrinunciabile: e il documento è puntuale nel misurarne la portata (una riduzione di 9 punti del rapporto debito/Pil in tre anni equivale grosso modo ai 100 miliardi ipotizzati dal ministro dell’Economia Vittorio Grilli). Ma quali asset potranno effettivamente generare cassa entro il 2015? Altre fette del patrimonio immobiliare potranno essere nuovamente cartolarizzate? Oppure bisognerà metter mano ai residui “gioielli” (Eni, Enel, Finmeccanica)? E quale parte avranno le quote rilevanti tuttora detenute dai grandi comuni nelle grandi utilities (A2A; Acea, Hera, ecc.)?

Gli imprenditori, infine, chiedono di proseguire sul sentiero della “riforme strutturali”. Una formula equilibrata che sembra sfumare l’insoddisfazione della larga parte del fronte imprenditoriale sulla riforma Fornero. La richiesta è però di “equilibri più avanzati” nella ristrutturazione del mercato del lavoro, sia in entrata che in uscita: fuori dallo schematismo “più libertà di licenziare per più assunzioni”.

 

P.S.: Può essere un esercizio utile leggere accostati il documento “Un Patto per l’Italia” e l’articolo “Il coraggio di ricominciare” di Giorgio Vittadini: nel metodo politico e nel merito socio-economico.

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