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FINANZA/ Mediaset, Mps e Finmeccanica: le grandi manovre che "scuotono" la Borsa

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La “festa dello spread” - se non proprio finita - sembra insomma aver consumato le sue ore migliori per gli investitori in bond. E non pare un caso che siano “improvvisamente” rientrati in tensione i mercati delle derrate alimentari: certo, la siccità incombe sui raccolti di molte commodities (come il grano), ma non manca la voglia di ridare un po’ di sprint a mercati finanziari “alternativi”. Tutti ricordano la stessa Goldman Sachs che nel 2009 “vedeva” il petrolio a 200 dollari o altre recenti “bolle” politico-finanziarie (ad esempio, il riso). Insomma, i segnali che guardano alla “riscoperta” dell’azionario - con un segmento bond meno volatile - sono molti. Non ultime, le “profezie” dei banchieri centrali (per quanto poco capaci di auto-avveramento) collocano comunque nel 2013 l’inizio del rimbalzo dei Pil in Europa.

L’uscita dalle diverse crisi (quella delle banche, quella delle economie, quella delle finanze pubbliche) porta normalmente con sé ristrutturazioni radicali nei sistemi-paese. E l’Italia sembra candidata ideale: una nuova fase di privatizzazioni, anzitutto, è in cima all’agenda autunnale del governo (fra taglia-debito e stimolo alle liberalizzazioni). Ma basta scorrere la lista dei rally estivi per capire come i fari accesi sulla Borsa italiana siano molti: da Mediaset (quasi certamente oggetto di acquisti concordati con Fininvest) a Mps.

La banca di Siena (l’unica in Italia ad aver dovuto ricorrere infine a un intervento patrimoniale pubblico strutturale) ha annunciato un impegnativo piano di riassetto, affidato alla presidenza di Alessandro Profumo, il cui prestigio di banchiere europeo è un po’ appannato, ma non compromesso. Montepaschi resta una delle “big five” italiane, la Fondazione - investita da molte ombre - è destinata a ridimensionare ancora la sua storica influenza; il Tesoro ha certamente fretta di uscirsene. La banca intera vale due miliardi, il 10% 200 milioni: “peanuts”, bazzecole (e vale anche per Mediobanca…). Scopriremo nei prossimi giorni chi sta rastrellando e se ha intenzioni strategiche. Se la famiglia Aleotti sta rafforzando il suo 4% o se qualche altro investitore privato italiano punta su Profumo. Oppure se c’è qualche hedge fund che compra con tranquillità, senza aver ancora deciso: mordi e fuggi speculativo o attesa di una grande operazione di merger and acquisition che - nel nuovo mondo - non sarebbe strano interessasse la secolare Rocca senese (e neppure la leggendaria cittadella sindacale della Popolare di Milano).

E che dire di Finmeccanica? Certo - le nuove “golden rules” in preparazione da parte del Governo - sembrano pronte per proteggere la più strategica delle aziende italiane, ma chi può dire se il “soft power” italiano citato ieri a Rimini dal premier Monti non imponga il sacrificio tattico di un gioiello? In ogni caso già i prossimi mesi consentiranno di verificare un’attesa diffusa: a differenza degli anni ’90 - della lunga stagione di offerte pubbliche sul mercato concepite dal Tesoro di Mario Draghi e dalla Goldman Sachs sul Britannia - queste privatizzazioni sembrano fatte molto più per i grandi investitori istituzionali che per il mercato retail.