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FINANZA/ Acquisizioni e vendite "2.0": si riapre il puzzle di Piazza Affari...

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A proposito: il Bancoposta (scorporato dalle Poste) si annuncia forse come il dossier più importante della nuova campagna-privatizzazioni. È il grande fratello non bancario del settore dei servizi finanziari alle famiglie, ai lavoratori autonomi, alle imprese minori: è il gestore di milioni di conti correnti che − a parità di efficienza − può veramente competere dall’interno con le banche sul fronte delicatissimo dei costi dei servizi (non Abn Amro su AntonVeneta o Bnp su Bnl come strillava nel 2005 il Financial Times contro la Banca d’Italia di Antonio Fazio). Come può essere “mobilizzato” il Bancoposta per “creare valore”? In Germania Postbank è stata collocata presso Deutsche Bank. In Francia i servizi bancari delle poste sono rimasti in orbita pubblica attraendo il polo delle banche popolari. La fantasia, fra politica e mercato, non guasta mai: anche Prodi, Ciampi e Draghi e Mediobanca − verosimilmente − si erano immaginati un film diverso su Telecom a fine anni 90. Ad esempio: che intervenisse la Fiat, non le holding familiari degli Agnelli con lo 0,6%. Che fosse il loro blasone imprenditoriale a riconvertire la Fiat assieme a Telecom (anticipando il declino industriale del Lingotto), che fosse il loro prestigio capitalistico a trovare partner e capitali internazionali: non Roberto Colaninno con i banchieri di Wall Street, con la vendita finale di Omnitel a Vodafone come corollario.

Questa volta il gioco delle fusioni e acquisizioni “2.0” si annuncia meno scintillante di quindici o vent’anni fa: ma non meno interessante e più importante (di banche e media avremo certamente occasione di ragionare in profondità molto a breve: ce lo imporrà la cronaca).

 

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