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FINANZA/ Ecco chi sono i poteri forti che vogliono il Monti bis

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E la sua proposta operativa è semplice: una «federazione per eccezione». Poiché i meccanismi puramente tecnici hanno mostrato i loro limiti con il primato della politica (ad esempio le sanzioni automatiche ai paesi che non rispettano i parametri di Maastricht nelle finanze pubbliche) sono necessari strumenti istituzionali politici nel rispetto della democrazia. Quali? Una sovranità “di secondo livello” del Parlamento europeo sui parlamenti nazionali: un’attivazione della democrazia rappresentativa parallela a quella già collaudata a livello esecutivo con il “Consiglio dei ministri Ue” e la Commissione. I Parlamenti nazionali dovrebbero avere la possibilità (ma in fondo anche l’obbligo) di confrontarsi con l’Europarlamento in situazioni come ad esempio quella odierna dell’Italia o della Spagna: risolta invece - faticosamente e temporaneamente - nella sede tecnica del consiglio generale della Bce. E’ l’uovo di colombo?

Anche sulla buona fede intellettuale e civile di un Trichet non è lecito dubitare. Diventa subito più insidioso lamentare che ciò appare chiaro alle menti di un Trichet o di un Draghi (o di un Monti prestato alla politica) sembri drammaticamente meno chiaro nelle menti di una Merkel, di un Hollande, perfino (fino all’anno scorso) di un Berlusconi o di un Tremonti. O addirittura di un Prodi: presidente della Commissione Ue dal ’99 al 2004. Ma proprio l’ex premier italiano, ieri a Cernobbio, ha rammentato: «Il premier di un paese o la politica in Europa non la decide la comunità finanziaria o le élites riunite qua da Ambrosetti». Certo, l’anno scorso l’Italia è stata colpita dalla speculazione finanziaria che l’ha premuta all’angolo nell’eurozona: ma l’attacco ne è stato l’effetto (e Monti ne è stato il medico d’urgenza) o la causa (cioè un riflesso dell’oligopolio bancario e della tecnostruttura finanziaria che hanno provocato la crisi globale e non accettano di essere ri-regolamentati e ridimensionati)? Come ha ricordato ieri Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera, sono quattro anni che la Fed stampa dollari comprando enormi quantità di debito pubblico Usa, e la Banca d’Inghilterra fa lo stesso: eppure né l’amministrazione Usa né quella della Gran Bretagna (paese membro della Ue) hanno mai dovuto prendere impegni di politica finanziaria.

Certo, l’euro è un club con regole sue e in questa nota ci siamo sempre detti personalmente un po’ “merkeliani”. Ma abbiamo anche affrontato, di volta in volta, il dramma inaccettabile delle banche italiane che, dopo aver rivelato alla prova della crisi maggior solidità di tante consorelle francesi, tedesche o spagnole, sono state punite ingiustamente dall’Eba: vigilante tecnico, ma non al punto da separare l’impatto di una speculazione esterna, ostile, forse pilotata dalle reali necessità di ricapitalizzazione del sistema italiano rispetto agli altri europei. Tecnica e politica, democrazia e mercati sono probabilmente a un passo decisivo nell’aggiustamento dei loro rapporti strutturali dopo la crisi. Sarebbe un dramma definitivo se l’Italia si ritrovasse “messa in mezzo” com’è già avvenuto l’anno scorso. Sarebbe un peccato che le capacità di Monti venissero inscatolate (magari da lui medesimo) nel profilo sinistro di un irrinunciabile “papa straniero”: peggio ancora se  il suo stemma diventasse il feticcio di forze politiche cui la democrazia «popolare» (non «populista») non riconoscerebbe che un pugno di voti.


COMMENTI
10/09/2012 - ciò che accade (francesco taddei)

monti e napolitano giudicano il popolo italiano e i parlamentari loro rappresentanti inadatti a scegliere il proprio destino. meglio che ci pensino gli "europei". e chi non è d'accordo è populista, fasssista, antidemocratico.