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MANOVRE/ Monti, Berlusconi e il "modello Della Valle"

Mario Monti e Silvio Berlusconi (Infophoto)Mario Monti e Silvio Berlusconi (Infophoto)

Il “modello Della Valle” - a differenza di altri - non è in crisi: vede spazi nella ricapitalizzazione di Rcs, operazione che potrebbe vedere in difficoltà entrambi i soci-pivot, Mediobanca e Fiat (al Lingotto “in fuga” dall’Italia potrebbe anche essere chiesto di lasciare Rcs). Ma l’industriale marchigiano, centrista per vocazione, a suo tempo sodale di Clemente Mastella, fiuta anche sommovimenti politici proprio al centro: dove anche l’Udc è per molti versi un “partito-azienda” (con Francesco Gaetano Caltagirone come finanziere ed editore di riferimento).

L’antipolitica “alta” - approdata infine al potere ma subito scopertasi debole - fa i conti con la propria ossessione ventennale: sostituire Berlusconi, ritenuto una molesta brutta copia del “potere forte”. Ma la stessa antipolitica non riesce a non convergere verso la forza antipolitica che ancora rimane nel tardo berlusconismo.

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