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MANOVRE/ Monti, Berlusconi e il "modello Della Valle"

Negli ultimi giorni sono diverse le mosse che coinvolgono il mondo politico e finanziario. L’analisi di GIANNI CREDIT ci aiuta a capire cosa sta succedendo nei “salotti” italiani

Mario Monti e Silvio Berlusconi (Infophoto)Mario Monti e Silvio Berlusconi (Infophoto)

Della Valle contro Marchionne e gli Agnelli; Montezemolo “dissociato” da Della Valle e contro Casini; il Corriere che attacca Casini, bollando addirittura di non-programma indebito il “Monti dopo Monti” e bersagliando le “liaisons” in corso con il ministro Passera e l’ex leader degli industriali Emma Marcegaglia. È il logoro tempo supplementare di un gioco di società in cui tutti hanno quasi perso? È sicuramente un gioco che non produce più utili per Fiat (almeno in Italia); per Rcs - che nel fine settimane riunirà il patto di sindacato sulla ricapitalizzare le maxi-perdite; per la stessa Mediobanca, che sempre nei prossimi giorni presenterà un accidentato bilancio 2012.

A Palazzo Chigi siede un super-tecnico - Mario Monti - che nel suo curriculum ha la presenza nei consigli di Fiat e Generali, oltreché il prestigio trentennale di prima firma del Corriere. Il nesso fra il parto della “terza repubblica” e il futuro dei molto-cosiddetti “poteri forti” è quindi nelle cose e il crinale mediatico è più che mai profilato perché il “gioco duro” della recessione e delle elezioni chiama in causa anche la tenuta e il riassetto della pericolante editoria cartacea e televisiva.

Non è affatto un caso che un redivivo Berlusconi batta colpi ovunque: ritorna sulla scena politica con piglio prudente da “riserva della Repubblica”; dà il cambio a Murdoch come “media mogul” globale nell’azzannare la famiglia reale britannica (business is business); lascia che lo Squalo di NewsCorp tratti una possibile alleanza strategica con il gruppo De Benedetti, che nel frattempo si disinteressa di TiMedia (La7), dando spazio proprio a Mediaset. E l’afasia - senz’altro quella politica - che sta accompagnando l’aprirsi di tutte queste “vertenze” finanziarie è sicuramente l’evidenza più netta: al di qua di qualsiasi analisi di merito. Ma addentrarsi nello sviluppo prevedibile delle singole vicende - almeno per l’osservatore - sarebbe probabilmente un errore se questo facesse perdere di vista un possibile dato di sintesi: nell’angolo della crisi sono, per molti versi, le stesse forze che hanno alimentato la pressione anti-politica di lungo periodo che ha caratterizzato l’intera seconda metà del ventennio berlusconiano.