BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

FINANZA E POLITICA/ La "banca lombarda" che Ambrosoli sta progettando

Umberto Ambrosoli (Infophoto)Umberto Ambrosoli (Infophoto)

Quel giorno del 2007 (alla vigilia della grande crisi bancaria) non mancava Giuseppe Guzzetti, patron della Fondazione Cariplo e demiurgo dell’Intesa Sanpaolo appena nata, nonché già stratega della nuova Cassa depositi e prestiti appena ristrutturata fra Tesoro e Fondazioni. C’era anche Pietro Modiano, direttore generale di Intesa Sanpaolo alle spalle di Corrado Passera: annunciò che il Mediocredito lombardo mutava nome in “Mediocredito italiano” e avrebbe continuato la sua “mission” in tutte le regioni italiane, dove molti mediocrediti avevano concluso la loro.

Nel gruppo Intesa il “Mediocredito italiano” esiste tuttora, anche se le cronache ne parlano assai poco, a beneficio di Banca Imi, divenuto ben presto braccio nell’investment banking del polo presieduto da Bazoli. Ma l’identikit della “banca regionale” evocata da Ambrosoli è difficilmente rintracciabile nella struttura pilotata d Gaetano Miccichè, nota assai più per l’operazione Alitalia che per il credito adeguato alle piccole e medie imprese del Nord. Anche Modiano, del resto, da alcuni guida la Carlo Tassara, la finanziaria di Romain Zaleski, nota per le partecipazioni in Mittel, Intesa, Edison e per i rapporti sempre più critici con le grandi banche creditrici.

L’ex banchiere - impegnato in un difficile riassetto - assisterà da lì alla corsa parlamentare della moglie Barbara Pollastrini, ex ministro e recente vincitrice delle primarie del Pd nella provincia di Milano. Bazoli, invece, farà il tifo a Brescia per il nipote Alfredo, in lista per il Pd alla Camera. A Milano, invece, non è escluso che Ambrosoli (sostenuto da Il Corriere della Sera del bocconiano ultraliberista Francesco Giavazzi) si apparenti, dopo il voto, con Gabriele Albertini: sostenuto da Monti, figlio di un ex direttore generale della Cariplo con Dell’Amore presidente. A meno che Giulio Tremonti - candidato premier per la Lega, valtellinese, a suo modo discepolo del lombardissimo Ezio Vanoni - rivendichi a sé la primogenitura dell’idea che l’Italia ha nuovamente bisogno di banche (parapubbliche) di sviluppo, come quelle che lui ha messo in cantiere da super-ministro: Cdp e Banca del Sud.

(A proposito: gli spin-doctor di Ambrosoli ricordano che appena due anni fa una dettagliata proposta di legge sul “regionalismo” bancario porta la firma dell’allora capogruppo della Lega alla Camera, il varesino Marco Reguzzoni? Sì, l’attuazione dell’articolo 117 della Costituzione - il “titolo quinto” famigerato a sinistra - che prevede poteri regionali “sussidiari” per Casse di risparmio, Bcc e credito locale assortito).

© Riproduzione Riservata.