BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

FINANZA E POLITICA/ Monti, Visco, Mussari: riesplode la “questione bancaria”

Giuseppe Mussari (Infophoto)Giuseppe Mussari (Infophoto)

Se tuttavia questo qualcosa è “tout court” l’aver acquistato AntonVeneta a 9,3 miliardi nel 2007 o aver dato il proprio assenso a operazioni di finanza strutturata in perdita con Deutsche Bank o Nomura negli anni successivi, questo non attiene soltanto o principalmente le sue responsabilità legali personali: questo interpella la “questione bancaria” che irrompe inesorabilmente in campagna elettorale (su Ilsussidiario.net abbiamo già notato come lo stesso candidato del centrosinistra alla Regione Lombardia, Umberto Ambrosoli, abbia posto in cima al suo programma la costruzione di una “banca regionale di sviluppo”).

Un filo rosso congiunge le disavventure di Mussari, le incomprensioni fra Visco e i giovani fiorentini, quelle fra Monti e i poteri londinesi, quelle fra l’Italia e la Ue, quelle fra gli sforzi di milioni di italiani e il traguardo della ripresa. Il “credit crunch” è la dolente interfaccia fra un sistema bancario vittima “innocente” (come si è proclamato anche ieri Mussari) della debolezza italiana nelle tempeste provocate dall’implosione dei mercati e dalle pesanti ricadute geopolitiche e un sistema bancario “colpevole” di aver ceduto anzitutto la propria sovranità “culturale”, quando ha ridotto la propria funzione obiettivo a creazione di valore per gli azionisti nel breve periodo. La questione bancaria - interna al Paese, ma soprattutto verso l’esterno - è dunque centrale nel passaggio politico-economico italiano.

Da un lato l’antipolitica che bussa prepotente alle urne è nata sulle piazze del risparmio tradito di Cirio e Parmalat; dall’altro gli “squadroni” del Fmi - come un anno fa i tecnocrati europei dell’Eba - entrano senza chiedere permesso nelle grandi banche italiane imponendo regole contabili e di vigilanza apparentemente tecniche e condivise, di fatto “politiche” e discriminanti. In mezzo ci sono il risparmio e il credito: e su questo terreno - a lui congeniale - Monti può far veramente valere il suo “spread” di statista, se lo ha accumulato in tanti anni di università e di Commissione Ue. Mentre potrebbe vanificarsi ogni “remontada berlusconiana”, ogni eccesso grillino, ogni pretesa di superiorità etico-politica da parte del Pd di Bersani.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
23/01/2013 - Gli italiani sono nel mezzo (Alessandro d'Alessandro)

Pare di capire che Oltreoceano abbondino potenziali compratori per un piatto di lenticchie, mentre in Europa ci siano creditori che non vogliono rinunciare nemmeno ad un euro dei loro e dunque ci hanno imposto il "rigor Montis". Non vorrei sembrare pessimista, ma potrebbe darsi che il Professore riesca ad accontentare tutti quanti, alla fine. Intravedo un certo qual conflitto di interessi tra il futuro capo del governo e l'esecutore di quelle istanze superiori.