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FINANZA E POLITICA/ Cosa c'è dietro i cambi di UniCredit e Intesa?

Intesa Sanpaolo ha cambiato guida, dopo le dimissioni di Enrico Cucchiani. Non molto tempo fa, ricorda GIANNI CREDIT, anche Unicredit ha effettuato un importante cambio al vertice

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UniCredit, il più grande gruppo bancario italiano, ha cambiato il suo capo-azienda già un anno dopo lo scoppio della Grande crisi. Alessandro Profumo - il banchiere europeo forse più ortodosso nel sostenere il modello di “banca di mercato nel mercato”, decisamente orientato al rischio-rendimento - lascia nel 2009 dopo quindici anni di fusioni pionieristiche (la prima transeuropea fra Italia e Germania) e di grandi traguardi sia nei risultati di bilancio che nei track di Borsa. Ma il collasso dei mercati non può non colpire subito - in Italia - la banca più globalizzata in tutta la sua struttura, compresa l’esposizione del business ai mercati della finanza strutturata. L’addio di Profumo è dunque qualcosa di più che una semplice rottura fra un top manager - “usurato” quasi per ragioni oggettive - e i suoi azionisti, la “sua” banca.

UniCredit è colpito frontalmente dallo tsunami del 2008 e non a caso deve ricapitalizzare più volte: l’ultima dopo una severa prescrizione da parte dell’Eba, la neonata authority bancaria Ue. Altrettanto non per caso la successione di Profumo viene affidata a Federico Ghizzoni, uno dei macchinisti meno appariscenti nello stato maggiore costruito negli anni dall’“amministratore delegato unico” di Piazza Cordusio. Non è certo una coincidenza nemmeno che proprio a Profumo il sistema-Paese affidi un anno fa il turnaround bancario più complesso, quello del Montepaschi. Ma non sorprende neppure che la navigazione di UniCredit, alla fine del 2013, rimanga problematica: la recessione toglie ogni respiro alla rete italiana; il bilancio non è ancora alleggerito da tutte le zavorre accumulate con la crisi (sulla finanza di mercato e in Germania); alcune partite straordinarie (gruppo Ligresti) denotano un coinvolgimento ancora forte nella trama “novecentesca” di una finanza nazionale “Mediobancocentrica”.

Intesa Sanpaolo ha cambiato il capo-azienda per la seconda volta in due anni, durante il dopo-crisi: ma seguendo un “pattern” diverso. L’amministratore delegato Corrado Passera - realizzatore della strategia di “banca di sistema” concepita dal presidente Giovanni Bazoli - ha lasciato la guida di Intesa perché chiamato da Mario Monti: governo per definizione “di sistema”. In quei giorni dell’autunno 2011 l’Eba promosse la solidità del bilancio Intesa: ricapitalizzata una sola volta mesi prima, in modo consistente e sul mercato, su iniziativa del management e delle Fondazioni azioniste. La banca era certamente sotto pressione come tutte le consorelle italiane per il forte peggioramento dello spread italiano e per l’accentuazione della recessione da austerity: ma il verdetto dell’Eba sanciva una capacità di resistenza relativamente buona nel biennio 2009-10. Anche la scelta di Enrico Tommaso Cucchiani sembrava sottolineare un differente percorso: un top manager di caratura internzionale, versato più nelle strategie che nella gestione, non proveniente dal settore bancario ma dalla contigua industria assicurativa, con il pedigree di Allianz.