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FINANZA E POLITICA/ La patrimoniale (immaginaria) del Fmi e i danni (reali) di JPMorgan

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Giustizia vera e propria, non la più ampia e ordinaria istanza solidaristica che è alla base di qualsiasi sistema fiscale democratico (anche di quello italiano). Il report Fmi, per darsi vesti di realismo, richiama proposte di imposizione patrimoniale straordinaria nel secondo dopoguerra, ma per la verità già all’indomani della Prima guerra mondiale la “giustizia fiscale” provò a entrare in azione: anche in Italia, contro i “sovraprofitti di guerra”. L’Erario tentò di farsi restituire da alcuni grandi gruppi produttori di beni bellici una parte degli utili realizzati “sulla pelle” dei cittadini che avevano già pagato la grande guerra varie volte: come contribuenti in denaro o in natura (servizio militare); come risparmiatori attirati in “prestiti nazionali” quasi forzosi; come consumatori resi più poveri dalle spese di guerra; come disoccupati al ritorno dalle trincee.

Qualcuno sostiene che l’ascesa del fascismo in Italia sia stata favorita nel primo dopoguerra anche dall’insofferenza dei ceti imprenditoriali e “rentier” (i “pescecani”, nel gergo giornalistico dell’epoca) nei confronti del pressing fiscale sui “sovrapprofitti” e questa è un’altra storia. Ma a tutta quella storia è venuto da pensare quando, meno di cento ore dopo l’alzata d’ingegno del Fmi, sempre da Washington è filtrato il pre-annuncio di una maxi-transazione da 13 miliardi di dollari fra la JPMorgan e il Dipartimento alla Giustizia, cioè l’Amministrazione federale degli Stati Uniti. Quella semi-chiusa dallo shutdown delle ultime due settimane, perché il Congresso era spaccato sull’aggiustamento del bilancio federale.

Una della quattro maggiori banche americane ha accettato comunque di risarcire lo Stato (ma più in generale “la Repubblica” americana) per i danni provocati dalla vendita di titoli tossici prima del crac 2008. I fallimenti a catena provocati dal collasso della finanza derivata annoverarono due vittime eccellenti: Freddy Mac e Fannie Mae, le due agenzie semi-pubbliche di garanzia dei mutui. Nate per fare da balia - dall’Est all’Ovest - al sogno americano di una casetta con giardino, si ritrovarono esse pure nell’incubo perverso dei mutui “subprime”: finanziamenti che non avrebbero mai dovuto essere concessi per comprare case a prezzi che non avrebbero mai dovuto essere pagati.

A cinque anni dall’esplosione atomica del crac Lehman, uno dei grandi “produttori” di armi finanziarie accetta di pagare i danni di quella guerra anomala: quasi una guerra civile, e per molti versi una guerra di “ricchi” contro ”poveri”. Questi ultimi - come milioni di soldati morti o sopravvissuti in due guerre mondiali - hanno pagato molte volte: prima per una casa “tutta, subito, quasi gratis” che poi hanno spesso perduto assieme ai propri risparmi; poi per uno Stato che li ha tassati di più, ha tagliato loro molti servizi, si è indebitato di più a nome loro (e anche per salvare le banche); poi per una banca centrale che ha cominciato ad agitare il dollaro guardando più a Wall Street che a Main Street; infine, soprattutto, per un’economia che è stata atterrata nel reddito e nell’occupazione per le turbolenze recessive legate alla crisi finanziaria.