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TELECOM/ La strana guerra sull’Opa e le leggi "ad societatem" della sinistra

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C’è comunque dell’altro che questa piccola nota - peraltro mai insensibile alle ragioni dell’italianità, per quanto complesse - non può non ricordare ancora. Telecom è diventata “non italiana” nel 1999: quando alcune banche angloamericane videro spianata l’autostrada della “madre di tutte le Opa” su Telecom. Non ebbero bisogno di far leva su qualche parlamentare italiano per cambiare le regole in corsa: bastò individuare un gruppo di piccoli e semisconosciuti businessmen italiani (la “razza padana”) e far cavalcare loro la tigre di un’Opa volontaria e totalitaria che spolpò completamente Telecom.

Bene, il governo che appoggiò entusiasticamente i “capitani coraggiosi” (ma anche il potente oligopolio bancario che li muoveva) era guidato da Massimo D’Alema e il suo factotum su Telecom era uno scalpitante sottosegretario all’Industria proveniente dalle Lega coop emiliana: Pierluigi Bersani. Quasi quindici anni dopo, è lui a muovere un senatore “dell’ultima ora” (eletto in uno dei “listini” altrimenti famigerati: certamente quando i parlamentari sono di centrodestra) nel tentativo di piegare le regole “ad societatem”, interferendo nel mercato per nascondere il disastro finale di una “privatizzazione molto privata” consapevolmente condotta dagli allora vertici Ds.

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