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FINANZA E POLITICA/ Obama e la "vendetta" dei grandi banchieri

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Lo stesso Obama, a fine estate, era incerto fra affidare la Fed a Larry Summers, che avrebbe realizzato il tapering garantendo Wall Street, e Janet Yellen, propensa a prorogare gli stimoli monetari ma a reale beneficio di “Main Street”, non più per tenere l’acqua profonda nelle piscine di Wall Street. La candidatura di Summers - presentato come “falco” - è ora già incenerita da due settimane, mentre la “colomba” Yellen è sulla graticola di un rinvio “sine die” della decisione da parte della Casa Bianca. Che ora deve chiedere aiuto ai grandi banchieri per un rischio-default costruito a tavolino dall’ostruzionismo parlamentare dei redivivi repubblicani, magari con l’aiuto delle solite agenzie di rating.

Dopo la “linea rossa” clamorosamente e impunemente varcata da Assad in Siria, Obama rischia ora ancora di più su quella fissata per contenere l’oligopolio bancario - ormai evidentemente più “apolide” che americano - deciso a riaffermare definitivamente la sua egemonia autoreferenziale su moneta e credito dopo il lungo “incidente di percorso” del 2008. 

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