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FINANZA E POLITICA/ Se la Cdp "aiuta" Generali e non Alitalia o Telecom

Generali (Foto: Infophoto)Generali (Foto: Infophoto)

E’ un manager che si definisce “non italiano” e che si è circondato di manager non italiani e spesso non europei, sotto lo sguardo cauto degli azionisti privati italiani: i gruppi De Agostini, Del Vecchio, Caltagirone (tutti più potenziali venditori che candidati compratori).
Il primo impegno di Greco è stato comunque quello di mettere sotto processo la passata gestione: peraltro sovraintesa da un board espresso dagli stessi soci. Non ha certo stupito, comunque che i veleni di Generali e Telecom – a valle di quelli che circondano Mediobanca, Intesa, UniCredit, FonSai, Rcs - si siano mescolati: se a Perissinotto è stato contestato ex post l’intervento “di sistema” in Telecom, su Gabriele Galateri di Genola (in spola perenne fra le presidenze Telecom e Generali) si sono allungate ombre dopo la recentissima, controversa cessione di Telecom Argentina a un gruppo vicino al Leone in Sudamerica. Potremmo continuare all’infinito, dettaglio su dettaglio, di profilo obliquo in interrogativo. Ma forse è sufficiente rammentare che sono Generali e Telecom i palcoscenici tradizionali della commedia degli investitori indipendenti: quella che stavolta è stata però fatale al presidente Assogestioni, Domenico Siniscalco (il candidato più accreditato alla successione è l’ex presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Andrea Beltratti).
Radicato provincialismo esterofilo; doppia morale su ciò che in Italia è davvero privato (ben poco, salvo i conflitti d’interesse) e ciò che è pubblico (alla fine sempre molto, fatti salvi i “mantra” liberista); ipocrisia autolesionista sul bancocentrismo della finanza italiana: ridateci la Cdp anche nel pubblico, non solo per fare la guardia alle Generali.

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