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FINANZA E POLITICA/ Fondazioni, la trincea e l’auto-riforma contro i "poteri forti"

Giuseppe Guzzetti (Infophoto)Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

Per quanto importante - soprattutto perché concordata - la mini-riforma in cantiere appare tuttavia tecnica e strumentale. Il tallone d’Achille delle Fondazioni - soprattutto in termini d’immagine - rimane l’interfaccia delicata fra i sistemi politici locali e le stanze dei bottoni delle grandi Fondazioni. Era su questo fronte che, con maggior anticipo ancora, Guzzetti aveva lanciato un “manifesto di autoriforma”. A metà 2012, al congresso del centenario di Palermo, l’Acri aveva disegnato la propria nuova frontiera attraverso una “Carta” cui tutte le associate si erano impegnate ad aderire su tre versanti: la governance, le politiche di investimento e quelle di erogazione istituzionale.

Non c’è dubbio che Guzzetti considerasse - e consideri tuttora - come vera sfida il “balzo avanti” del modello di governo: la costruzione di standard condivisi che marchino la distanza fra enti locali designanti e Fondazioni. E su questo terreno a Guzzetti non deve certamente aver fatto piacere che le cronache degli ultimi giorni abbiano registrato l’offerta di dimissioni (respinte) del presidente della Compagnia San Paolo Sergio Chiamparino. L’ex sindaco di Torino è finito indagato per precedenti vicende di appalti comunali e ha atteso un anno prima di approdare al vertice della Fondazione di cui la municipalità torinese è il più importante “stakeholder”.

Il profilo problematico del “caso Chiamparino”, tuttavia, è sostanziale: come Siena ha insegnato, un Comune è bene si limiti a designare consigliere specchiati e capaci. Un sindaco che muova alla presidenza della “sua” Fondazione non va bene: tanto più se lascia correre sui giornali le voci di un suo ritorno “girevole” alla politica come possibile candidato alla Regione Piemonte nel 2015. La “Carta delle Fondazioni” - già recepita da oltre metà degli statuti - afferma invece il contrario: sia in entrata che in uscita i corridoi politica-Fondazioni devono restare chiusi. Solo così - e solo con comportamenti altrettanto corretti ed efficaci nella governance delle banche, negli investimenti e nelle erogazioni - le Fondazioni potranno evitare i cannoni sempre puntati e mai scarichi dell’oligopolio finanziario globale che - a maggiore ragione durante una propria crisi - tenta di ribaltare responsabilità e di conquistare a poco prezzo ricche “fortezze bancarie” altrui. 

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