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SPILLO/ Generali, Standard & Poor's e le macchine del fango

In Italia si parla ancora dell’agenzia di rating Standard & Poor’s e delle sue decisioni passate e presenti sotto l’occhio di Bankitalia e procure. Il punto di GIANNI CREDIT

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Bankitalia si scopre “perplessa” che Standard & Poor’s abbia messo sotto osservazione il rating di Generali. Non appare francamente un gran debutto - quello del direttore generale Salvatore Rossi, futuro “vicegovernatore vicario” - come presidente dell’Ivass, l’ente di supervisione assicurativa accorpato alla vigilanza bancaria dopo la fine ingloriosa dell’Isvap. Il settore delle polizze - non solo attorno al cratere di FonSai - merita forse più severità di quella che Via Nazionale sta riservando al credito. Ma non solo, Bankitalia è stata fino all’anno scorso grande azionista del Leone e lo è ancora in modo indiretto: lo storico pacchetto del 4,4% è stato conferito al Fondo strategico italiano (Cdp) in cambio di una quota di minoranza. Non da ultimo, se Palazzo Koch ha detto discretamente la sua a Trieste è stato - anche ultimamente - per fare la pulci alla governance, mai per difendere “a priori” il management di una blue-chip di Piazza Affari. Meno che mai un top management appena rinnovato, alle prese con una successione molto problematica: il nuovo Ceo, Mario Greco, è infatti premuto per promuovere una controversa azione di responsabilità contro il predecessore Giovanni Perissinotto, rottamato idealmente assieme a una lunga genealogia di capi-azienda triestini.

Forse Bankitalia teme davvero scalate su Leone e si riscopre un po’ italianista? Oppure si sente colpita sul vivo - assieme al Tesoro retto da Fabrizio Saccomanni, predecessore di Rossi all’Ivass - per il fatto che al rating Generali viene imputata la sottoscrizione di un po’ troppi Btp domestici?

Nel frattempo stenta a decollare il processo contro Standard & Poor’s: chiesto e faticosamente ottenuto dalla Procura di Trani: l’unica magistratura al mondo ad aver ritenuto degno d’attenzione giudiziaria un report pesantemente negativo su un debito sovrano comunicato a mercati aperti (e ovviamente preso alla lettera da mercati e osservatori assortiti). Il 1° luglio 2011 iniziò la storia recente in Italia: la caduta (definitiva) di Silvio Berlusconi e lo spread speculativo a 575; le lettere-diktat da Francoforte, l’iper-austerity alla base di una recessione lunga e deflattiva e il semi-affondamento di un sistema bancario che aveva retto assai meglio di altri in Europa all’urto del collasso di Wall Street.