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FINANZA/ Consob, Telecom, Bankitalia, Mps e Rcs: bloc-notes di un passato che non passa

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Invece, dopo mesi di caccia alle streghe a Fazio, fiumi di inchiostro accademico sul Corriere e su altri media, un dettato di legge (per di più inattuato) è ovvio che le banche italiane - regolarmente accusate di conflitti d’interesse - ottengano l’applicazione di una norma sulla quale converge anche il governo. E se la “potabilità” europea del cambio di statuto in Bankitalia richiede alcune foglie di fico - come l’introduzione di un limite di possesso votante al 3% - non si va troppo per il sottile: tanto più che la vigilanza bancaria sulle banche maggiori dal prossimo aprile non sarà più di via Nazionale, ma di Francoforte. Difficile - nel frattempo o anche dopo - che Blackrock si conceda un investimento nella banca centrale italiana. In ogni caso non è oggi - con questo aggiustamento statutario - che la Banca d’Italia perde o rischia di perdere indipendenza e soprattutto credibilità.

La morte di Angelo Rizzoli Jr ha suscitato un profluvio di commenti e ricostruzioni significative di un pezzo importante di un “passato che non passa” nel Paese. Rilevante, fra tanti, un editoriale diMilano Finanza: il direttore Paolo Panerai (candidato condirettore de Il Corriere della Sera durante i mesi concitati del crac Rizzoli e del caso P2) invita virtualmente Matteo Renzi, neo-leader del Pd, a non trascurare - nella sua strategia di rottamazione e rifondazione di Prima e Seconda Repubblica - il difficile guado attuale del quotidiano di Via Solferino. Lui fiorentino, legato al patron della Fiorentina Diego Della Valle (azionista-protagonista in campo nella battaglia in corso su Rcs), rammenta in dettaglio al suo sindaco come trent’anni e più fa un Corriere a suo parere totalmente dominato dai “comunisti” sia stato fatalmente consegnato dal presidente del Nuovo Banco Ambrosiano, Giovanni Bazoli, alla Fiat di Gianni Agnelli: il nonno di Yaki Elkann. 

Giusto o sbagliato, nel 2005, la Procura di Milano non esitò a risolvere d’imperio il duro scontro fra Abn Amro e la Popolare di Lodi su AntonVeneta: arrestò letteralmente non solo Giampiero Fiorani, ma anche il 40% di AntonVeneta rastrellato dalla cordata italiana. Dal sequestro giudiziario il pacchetto fu consegnato direttamente ad Abn Amro (che fallì di lì a pochi mesi, mentre AntonVeneta fece poi fallire il Montepaschi, ma è un’altra storia). Nel 2013 l’intero palazzo di giustizia di Siena sembra invece affaccendato altrove quando attorno a piazza del Campo si consuma lo spettacolo di una Fondazione fallita che tenta di mantenere il suo ruolo alla guida di una banca fallita e ne impedisce la ricapitalizzazione e la ristrutturazione. Qui i magistrati sono convinti di aver finito il loro lavoro una volta individuati e mandati a processo un pugno di impiegati che avrebbe fatto un po’ di cresta su alcune operazioni finanziarie. Dopo vent’anni di giustizia-spettacolo e di magistratura egemone (a Milano e dintorni) nel “passato che non passa” - lungo la penisola - restano evidentemente ancora porti giudiziari chiusi per nebbia 365 giorni all’anno.

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