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FINANZA E POLITICA/ Fazio "riabilitato" e la Terza Repubblica Bancaria

Antonio Fazio (Infophoto)Antonio Fazio (Infophoto)

Fazio contrastò l’internazionalizzazione forzata del sistema bancario domestico, sostenuta come battaglia di civiltà: Abn Amro e Bbva (una banca spagnola…) avrebbero sicuramente portato in Italia, si scriveva, modelli di governance e di gestione più sani ed efficaci, prodotti migliori a prezzi più bassi, più credito per le imprese italiane. È andata così? Fazio spingeva per la ricomposizione interna del sistema, anche dietro le prime linee: è quello che a fine 2013 sta reclamando ad alta voce il governatore Ignazio Visco. Più ancora: a costo di passare per il banchiere-amico del presidente di Capitalia, Cesare Geronzi, Fazio si oppose alla fusione “milanese” fra Intesa e UniCredit: le successive integrazioni (rispettivamente con Sanpaolo-Imi e la stessa Capitalia) hanno dato in effetti un assetto più equilibrato e solido al baricentro del sistema. Non da ultimo: dopo aver inizialmente difeso Mediobanca dalle Opa del ’99 (UniCredit su Comit e Sanpaolo su Bancaroma), il governatore tentò inutilmente di farsi erede di Enrico Cuccia e di dirigere il riassetto del sistema finanziario nel nuovo secolo. Beh, nei giorni scorsi abbiamo sentito l’ex premier Romano Prodi commentare le memorie dell’ex capo della Comit, Enrico Braggiotti, su un filo conduttore quasi unico: nell’ultimo quarto di secolo Mediobanca si è mossa costantemente contro gli interessi del sistema-Paese, distruggendo alla fine anche se stessa.

Difficile dire cosa sia peggio fra una semi-assoluzione di Fazio da vivo e una tardiva incriminazione di Cuccia da morto. Invece i tempi sembrano maturi per le memorie di Fazio. Agli albori nebbiosi della Terza Repubblica (bancaria) non sarebbero né inattuali, né inutili.

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