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FINANZA E POLITICA/ Per le Popolari è l'ora della resa dei conti?

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Tutto bene: ma nella linea di difesa del sistema bancario - rilanciata ormai quotidianamente dall’Abi - assume un rilievo via via più importante l’“impar condicio” tendenziale nell’applicazione delle regole: fra passato e presente, fra banca e banca, fra Popolari e banche Spa, fra diversi paesi membri della Ue e dell’eurozona; fra Europa e America. È un tema sempre più cruciale allorché l’ultimo Ecofin e la Bce hanno fissato al luglio 2014 l’entrata in vigore operativa dell’Unione bancaria: una supervisione unificata ancora tutta da scrivere.

È assai probabile che Bergamo e Lodi diano il tono all’assemblea più attesa di sabato 27: quella della Milano. Che a sua volta sarà quasi certamente “storica” anche per le altre Popolari, in quanto l’ordine del giorno “sostanziale” è il progetto di trasformazione in Spa della Bpm, da parte del finanziere Andrea Bonomi, da un anno e mezzo azionista importante e presidente del consiglio di gestione. Una prospettiva annunciata, ma ora siamo alla resa dei conti: una Popolare affidata a un operatore professionale del private equity (Bonomi con i suoi partner detiene ora il 16% circa della Bpm) non può che puntare sull’abbandono del modello coop e sull’intervento in Borsa di altri investitori (ad esempio, un’altra banca). Nella trincea mohicana ci sono - per l’ultima battaglia - i dipendenti soci sindacalizzati.

Ma sarà davvero l’ultima battaglia? Alle spalle di Bonomi - nel tentativo di spezzare le reni a Piazza Meda - c’era la Banca d’Italia di Mario Draghi e Anna Maria Tarantola. Ma non ci sono più e quella stagione della Vigilanza è talmente nel mirino per il caso Mps che l’altro ieri un Pm e un pattuglione di finanzieri sono entrati in Via Nazionale. Anche se - ufficialmente - in un clima di “piena collaborazione”.

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