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FINANZA/ Una "bad bank" pubblica per le banche-marò

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Se ora qualcuno immagina una bad bank “di salute pubblica” per banche che somigliano sempre di più ai due marò italiani detenuti in India, non pare un indizio di umiliante resa “ai mercati” (questo lo vorrebbe Mediobanca Securities), ma un momento di politica creditizia di cui si sente il bisogno urgente assieme a tante altre politiche (il decreto sui rimborsi dei debiti della Pubblica amministrazione ne è un brandello). Sarebbe una nuova resa se si affidasse “tout court” - come ad esempio ha immaginato fin dall’inizio la Spagna - la lucrosa gestione della “discarica” a qualche “fondo avvoltoio” specializzato: fosse pure un gigante del nome di Blackrock. Chiamare in causa Bankitalia e Cdp nella costruzione e nella manovra della “bad bank” significherebbe invece da subito un tentativo di riaffermazione di sovranità e auto-responsabilizzazione economico-finanziaria.

A proposito: un governo autorevole al punto da utilizzare responsabilmente l’oro della Banca d’Italia per affrontare la fase forse cruciale dell’uscita dalla crisi sarebbe probabilmente capace di richiamare sul “Fondo bancario italiano” (così l’ha pre-battezzato Penati) anche risparmio italiano. Sarebbe il caso (in fondo auspicabile) di utilizzo di una società-veicolo e di obbligazioni collateralizzate in un contesto di trasparenza e nell’interesse di tutti i partecipanti all’operazione di “cartolarizzazione”: non solo della Lehman Brothers di turno, con gli esiti noti.

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COMMENTI
08/04/2013 - E i banchieri marò? (Giuseppe Crippa)

Mi pare di capire che Credit voglia in qualche modo socializzare le perdite delle banche. Facciamolo pure, ma soltanto dopo aver adottato per il management bancario italiano i provvedimenti sulle retribuzioni ed i bonus dei dirigenti di grandi aziende recentemente approvati in Svizzera con un referendum. Non fosse possibile, mandiamo almeno certi banchieri nella proposta “bad bank”…