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FINANZA E POLITICA/ Quegli attacchi sfiatati a Guzzetti e Bazoli

Giovanni Bazoli e Giuseppe Guzzetti (Infophoto)Giovanni Bazoli e Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

Senza contare che lo stesso Pd – apparente vincitore annunciato – aveva visto emergere l’aggressività renziana strutturalmente connotata in chiave generazionale: tanto più il sindaco di Firenze aveva inizialmente calamitato anche figure come Zingales e senza dimenticare che l’Ente CariFirenze è una delle fondazioni chiave del nucleo Intesa Sanpaolo. Nessuno si è stupito, quindi, se Bazoli, vecchio banchiere prodiano, avesse personalmente manifestato allarme verso fine 2012, al punto da prospettare un anticipo dei tempi di rinnovo degli organi della banca milanese.

Negli ultimi due mesi le cose sono andate però in modo diverso. E la più importante  “notizia non attesa” è molto probabilmente la riconferma di Giorgio Napolitano al Quirinale: 88enne amico di vecchia data di Guzzetti, ma soprattutto estimatore fidato della strategia della sussidiarietà imperniata nella rete delle fondazioni Acri.  Ma lo stesso vecchio senatore lombardo farebbe probabilmente notare  che – nei giorni concitati del voto presidenziale – proprio Renzi ha fatto votare, come candidato tutt’altro che virtuale, il presidente in carica di una Fondazione:  Sergio Chiamparino della Compagnia San Paolo, vice di Guzzetti in Acri. Al quale Chiamparino, Enrico Letta - neo-premier neo-democristiano – ha poi subito offerto un ministero di serie A come quello dello sviluppo economico (ci è andato il sindaco di Padova , Flavio Zanonato:  primo “stakeholder” di un’altra Fondazione del “nucleo Guzzetti-Bazoli” in Intesa, la CariPaRo). Ma è in termini più ampi lo sbocco del governo di larghe intese – “bipartisan” come lo è strutturalmente la governance delle Fondazioni – ad aver creato un contesto generale meno problematico di quanto fosse lecito attendersi per le Fondazioni:  tanto più in funzione di contenimento attivo dell’antipolitica grillina.