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SPILLO/ Quegli Agnelli fra Bazoli e il Corriere

Giovanni Bazoli (Infophoto)Giovanni Bazoli (Infophoto)

Bazoli, tuttavia, a pochi giorni dall’assemblea cruciale per la ricapitalizzazione del Corriere, non ha mostrato esitazioni o imbarazzi a rivendicare il suo operato dall’82 in poi. Per di più la presentazione di una “saga” essenzialmente milanese è avvenuta a Torino, con la presenza del direttore de La Stampa Mario Calabresi, già preconizzato da molti per la poltrona di vertice del Corriere.

Il Professore bresciano affronta dunque a viso aperto un frangente nel quale potrebbe veder ribadito definitivamente a il suo “patronage” con il ruolo di presidente del patto Rcs. La “storia italiana” di via Solferino - certamente sul piano imprenditoriale - non è stata di successo come quella che dalle ceneri dell’Ambrosiano ha costruito uno dei “campioni nazionali” italiani. Ma Bazoli potrebbe eccepire che in Rcs non sempre ha avuto la possibilità di recitare da regista come via via dal Nuovo Banco a Intesa Sanpaolo: miscelando con rapidità ed efficacia Fondazioni, partner esteri, soci privati e compagnie assicurative nel patto; difendendosi da tutte le azioni ostili e attaccando sempre “amichevolmente”; guadagnandosi sempre l’appoggio di governi e authority del momento; avvicendando i top manager adatti alle varie aggregazioni.

Molto meno convincente appare invece, nel frattempo, la performance degli Agnelli come azionisti-pivot del Corriere. L’avventura Rcs Video promossa da Luca di Montezemolo; l’incerta stagione di Maurizio Romiti, figlio di Cesare; l’acquisto della Fabbri in crisi da Ifi; la stessa accelerazione finale sulla spagnola Recoletos (voluta dall’amministratore delegato montezemoliano Antonello Perricone) punteggiano il trentennio della “nuova Rizzoli”, precipitata nel drammatico bilancio 2012. Una parabola di cui anche Ciampi non può essere contento visti tutti gli sforzi iniziali: compresi tutti i mal di pancia fatti venire allora a tanti amici laici come Eugenio Scalfari.

Chissà come lui e Andreatta affronterebbero oggi l’intricato “dossier Corriere”: la ricomposizione della proprietà, il risanamento finanziario e il rilancio industriale. Chissà come lo (ri)affronterà Bazoli.

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