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FINANZA E POLITICA/ Popolari Spa? Meglio farle tornare vere Popolari

Ignazio Visco (Infophoto)Ignazio Visco (Infophoto)

Proprio il Banco Popolare, d’altronde, ha rischiato seriamente l’affondamento per l’investimento strategico fatto in Banca Italease: lontano dal “core business” di una Popolare di territorio dell’economia reale, pericolosamente proiettato in quelli della finanza strutturata. Ma sono i grandi fondi che vogliono una Popolare “dinamica”, “aggressiva” soprattutto negli annunci di Borsa: non il piccolo imprenditore che magari non ha mai pensato di vendere le mille azioni ereditate dal padre, ma che - a differenza del padre - oggi non trova più credito presso la “sua” Popolare. A questi signori il governatore della Banca d’Italia dice ora che la cura a ogni male è seppellire del tutto quella Popolare, trasformarla in Spa, lasciar lavorare un gestore di fondi internazionali di private equity come Andrea Bonomi alla Bpm.

Dal nostro piccolo punto d’osservazione siamo perplessi. E ci chiediamo se la cura migliore - per le Popolari e per il credit crunch - non sia restituire le Popolari a se stesse: come in Germania le “volksbanken” a fianco delle “raiffeisenbanken”. Il caso delle “banche cooperative di territorio italiane”, dal canto suo, è un concreto banco di prova ora che molti “bracci di ferro”, molti equivoci stanno arrivando a chiarimenti decisivi. E se alla Popolare di Milano (o altrove) c’è un problema meritevole di un’azione della vigilanza, lo si risolva in quanto tale, non tornando a strillare - come nel 2005 - che l’AntonVeneta andava data ad Abn Amro e non alla Popolare di Lodi in nome di uno scontro di civiltà fra Mercato e zulù. 

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