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SPILLO / Se Mediobanca si “autosospende” dalla sua identità

Piazzetta Cuccia (Foto: Infophoto)Piazzetta Cuccia (Foto: Infophoto)

Ma non sfugge l’insistenza sullo sviluppo delle attività retail per linee interne: pur con la presa d’atto dell’impasse di CheBanca, marcata dal cambio del Ceo. A tredici anni (domani) dalla morte di Cuccia e a dieci dalla defenestrazione di Maranghi, il problema del “funding” strutturale di Mediobanca non è risolto: ma Pagliaro e Nagel non possono non tener duro sull’autonomia del gruppo. Un solo attimo d’incertezza riaprirebbe probabilmente varchi alle ipotesi di “fusione annunciata” da anni con UniCredit (nel cui azionariato sono presenti le Fondazioni CariVerona e Crt, i gruppi Della Valle e Caltagirone); non senza prevedibili reazioni dell’arcipelago Intesa Sanpaolo: il quale peraltro di banche d’affari ne ha ormai virtualmente due, l’Imi e la Cassa depositi prestiti (“la nuova Iri”…).
Non sorprende, in ogni caso, che il vertice Mediobanca, sia preoccupato del mercato e dei suoi investitori, degli analisti e delle attese di remunerazione: tutto ormai puo’ essere usato contro un management che un tempo poteva consentirsi tutto ed era il banchiere d’affari unico del governo. A proposito: un colpo d’ala come la costruzione di una soluzione per l’Ilva? Mediobanca non è più capace di mettere assieme un “capitalista di Stato” cinese con un fondo sovrano mediorientale e un siderurgico italiano? Perfino Enrico Letta ha spedito Enrico Bondi a Taranto con questa speranza implicita. Che Piazzetta Cuccia voglia dare impulso alla sua divisione “wealth management” con iniziative negli “alternative investments” importa francamente poco o nulla. Perfino la McKinsey la inviterebbe a non autosospendersi dalla sua “corporate identity".

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