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FINANZA E POLITICA/ "Modello Guzzetti" per il piano taglia-debito

Giuseppe Guzzetti (Infophoto)Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

La differenza più rilevante è che - stavolta - una cassa previdenziale italiana non investirebbe in derivati di un pacco di sconosciuti mutui americani semplicemente timbrati dalla Lehman di turno. Il timbro sarebbe quello della Repubblica italiana e delle sue agenzie governative e - nello schema più virtuoso immaginabile - tra i sottoscrittori delle passività derivate vi sarebbero molti dei cittadini-contribuenti che sopportano tutti i pesi fiscali e di welfare di una finanza pubblica squilibrata. Il nocciolo dell’operazione - forse più politico che tecnico-economico - sarebbe infatti questo: mobilitare attraverso strumenti di mercato il risparmio privato delle famiglie italiane per un’operazione straordinaria che riequilibrerebbe oneri e rischi di finanza pubblica a carico di tutte le famiglie.

Non è la prima volta che segnaliamo l’anomalia oggettiva del “gioco dello spread” che ha tagliato le gambe all’Azienda-Italia nel 2011: la speculazione contro il debito sovrano tricolore è avvenuto anche con l’uso di risparmio italiano affidato a gestori esteri (lo “spread è stato quindi - in parte - lucrato da intermediari globali che hanno chiamato risparmiatori italiani a giocare contro se stessi in quanto contribuenti). E abbiamo sottolineato, a suo tempo, i paradossi vagamente tardo-mussoliniani dei “Btp day”: la chiamata del risparmio privato italiano a fare “matching” con il debito pubblico italiano, in aperta violazione delle tavole del liberismo globalista. Ma tant’è stato e tant’è, il “piano taglia debito” non fa che riproporre - politicamente - un tema più volte sollevato dall’allora ministro Tremonti: la “ricchezza di una nazione” incorpora anche le sue macro- grandezze private, non solo quelle pubbliche. Naturalmente a patto che il loro governo non sia totalmente affidato al mercato, ma sia - sotto determinate condizioni - orientabile da politiche pubbliche. Il “piano Corriere” - a differenza del “piano Dini”, che proponeva emissioni dirette di Btp speciali - pare voler affrontare questo nodo: chiamando in causa “banche, assicurazioni, Fondazioni”.

Anche in questo caso, tuttavia, il riferimento è a qualcosa che già esiste: è il Fondo Italiano Abitare, il maxi-veicolo da 2 miliardi promosso dalla Cassa depositi e prestiti (Tesoro-Fondazioni) cui hanno aderito UniCredit e Intesa Sanpaolo, Generali e Allianz, una decina di casse previdenziali professionali, oltreché ovviamente alcune Fondazioni. Prima fra tutte la Cariplo, che ha portato non solo capitali ma anche strutture manageriali mutuate dalle prime iniziative locali di housing sociale e dallo sviluppo del gestore Polaris Sgr. L’intelaiatura pubblico-privata è dunque già pronta: prevedibilmente estendibile nel parterre (a cominciare dall’intero sistema bancario e anche di operatori esteri ma in veste di partner, non di piloti).


COMMENTI
08/07/2013 - commento (francesco taddei)

con il vostro ragionamento la basilica di assisi potrebbe diventare un agriturismo per ricchi nobiluomini e piazza san pietro non sarebbe un mega parcheggio in centro? se un luogo di cultura è ridotto ad un mangiasoldi allora che senso ha farlo? perchè invece non parliamo dei trasporti locali e dello smaltimento rifiuti che se privatizzati renderebbero possibile tagliare alcune tasse ma poi sindaci e sindacati non avrebbero più clientele da piazzare?