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FINANZA E POLITICA/ "Modello Guzzetti" per il piano taglia-debito

Da tempo continuano a susseguirsi piani volti alla riduzione del debito pubblico italiano: ieri ne è arrivato uno dal Corriere della Sera. Il commento di GIANNI CREDIT

Giuseppe Guzzetti (Infophoto)Giuseppe Guzzetti (Infophoto)

Il piano “taglia debito” rilanciato ieri da Il Corriere della Sera - che ne ha attribuito la firma più recente al Pdl - non è una novità assoluta e dirompente: è quasi un anno, ad esempio, che Milano Finanza ne sostiene uno molto simile, sotto l’alto patronato dell’ex premier Lamberto Dini. Ma anche Vittorio Grilli, ministro del Tesoro nell’esecutivo Monti, meno di un anno fa aveva messo sul tavolo una road-map di privatizzazioni per abbattere in misura strutturale il numeratore di quel coefficiente debito/Pil che - soprattutto con un Pil cedente - condanna l’Italia a non potersi permettere alcuna “politica di bilancio”, neppure entro la flessibilità relativa concessa dall’Ue.

La ragioneria è del resto una scienza semplice: uno squilibrio nello stato patrimoniale (finanziario) può essere corretto o facendo leva in modo più efficace sul conto economico (con una migliore generazione di cassa positiva o una riduzione del “cash burning” negativo); oppure agendo direttamente sui due lati dello stesso stato patrimoniale: liquidando parte delle attività per ripagare le passività.

La “cura Monti” ha agito soltanto sul primo terreno: e l’austerity ha quasi esclusivamente privilegiato l’aumento del prelievo fiscale sul taglio delle spese. L’ultimo a rammentarlo in termini problematici è stato il Fmi, ma il taglio della spesa pubblica resta oggettivamente fuori discussione, così come la mitologica “lotta all’evasione” rimane sempre tale: certamente di fronte all’ultra-realismo del solito “breve periodo”.

Quindi: (ri)proviamo a vendere il patrimonio immobiliare dello Stato. Il solito: caotico; poco conosciuto perfino dal venditore; poco valutabile soprattutto in termini regolamentari (ieri il presidente Napolitano e il premier Letta erano alla Villa Reale di Monza, sorta di “club house” di uno dei più famosi circuiti di Formula 1 del mondo: si può vendere tutto a peso d’oro in 24 ore, ma il fondo sovrano di turno può trasformare la villa in un resort a sette stelle? Parco e pista possono diventare una Disneyland delle quattro ruote?).

La finanza immobiliare, nel frattempo, non sta esattamente attraversando il migliore dei suoi momenti, anzi. E a nessuno sfugge che il “piano taglia debito” della Repubblica italiana, nel suo schema di fondo, assomiglia a uno dei tanti ordigni che hanno fatto esplodere Wall Street e dintorni globali dal 2007 in poi: una maxi-cartolarizzazione; certo con alcune differenze rispetto ai veicoli-buco nero che hanno “riciclato” miliardi di dollari di mutui subprime in obbligazioni collateralizzate divenute in troppi casi spazzatura.


COMMENTI
08/07/2013 - commento (francesco taddei)

con il vostro ragionamento la basilica di assisi potrebbe diventare un agriturismo per ricchi nobiluomini e piazza san pietro non sarebbe un mega parcheggio in centro? se un luogo di cultura è ridotto ad un mangiasoldi allora che senso ha farlo? perchè invece non parliamo dei trasporti locali e dello smaltimento rifiuti che se privatizzati renderebbero possibile tagliare alcune tasse ma poi sindaci e sindacati non avrebbero più clientele da piazzare?