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FINANZA E POLITICA/ Se il "salva credito" rimane solo uno zuccherino

Il piano salva-credito messo in cantiere dal governo è importante, ma non può essere l’unica arma per risolvere la questione bancaria in Italia, come spiega GIANNI CREDIT

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Come ha ben scritto Donato Masciandaro su Il Sole 24 Ore, la manovra “salva-credito” messa in cantiere del governo è una rondine che sfida con coraggio i cieli ancora invernali dell’economia italiana, ma che da sola non può portare la primavera: soprattutto nei canali ancora gelati del sistema finanziario. Il “credit crunch”, d’altronde, resta molto più un effetto che una concausa della recessione, benché vi contribuisca a spirale. Provare a curarlo “tout court” rimane terapia del sintomo. Anche all’interno del sistema bancario, i fondamentali problematici sono altri; e una fluidificazione del credito a famiglie e imprese può dare qualche sollievo, ma non è la soluzione alla “questione bancaria”.

Nel merito, l’iniziativa di garantire attraverso la Cassa depositi e prestiti fino a 5 miliardi di mutui appare tuttavia ragionevole e interessante. Punta a rimettere in moto una spirale “win win” fra imprese edilizie (tradizionale volano dell’intera economia), banche (che sui mutui immobiliari possono fatturare spread di qualche rilievo sui tassi ancora molto bassi) e famiglie - soprattutto giovani - che possono essere invogliate a guardare con rinnovata fiducia all’acquisto di una casa. E dare un po’ di gas ai mutui è il complemento logico al decreto che in giugno ha accelerato sui bonus fiscali relativi a ristrutturazioni edilizie ed energetiche.

La strumentazione immaginata - l’emissione di “covered bond” da parte della Cassa depositi e prestiti - prende finalmente atto che un sistema-Paese fragile e disastrato non è comunque privo di risorse proprie: una banca pubblica (forte dell’azionariato di Tesoro e Fondazioni) e un risparmio interno che può rispondere all’offerta di strumenti d’investimento con una combinazione rischio-rendimento predeterminata e accettabile. Un’opportunità che può attirare, in particolare, una previdenza complementare sempre in fase di faticoso decollo. È prevedibile che i commentatori liberisti rimarranno in un silenzio di circostanza: dove ci sono “piani”, agenzie pubbliche e banche nazionali “in sistema” il mercato non è preponderante, anche se una parte dei bond Cdp andrà collocata sui mercati internazionali.


COMMENTI
12/08/2013 - Il gioco è in mano al Pd (Carlo Cerofolini)

Concordo che per essere il governo forte e credibile, che faccia quindi valere gli interessi dell’Italia nella Ue, deve prima essere forte e credibile a Roma. Ciò detto e siccome il gioco, in questo momento ce l’ha in mano solo il Pd che se non la smette di dare la caccia a Berlusconi e di considerare, razzisticamente, come dei minus habens, impresentabili e pure dei disonesti chi non è di sinistra e quindi non terminerà questa guerra civile strisciante, mai avremo un governo che risponda ai requisiti di cui sopra e quindi andremo inevitabilmente in rovina.