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SPILLO/ L’(anti)tangente Mps c’è stata: l’hanno pagata gli italiani

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Nel “sistema di regole” includiamo - non da oggi - il comportamento di un banchiere centrale (vigilante obbligatorio sulla stabilità di banche e sistema) proveniente dalla Goldman Sachs che non ha aggrottato il ciglio neppure per un attimo di fronte a un’acquisizione palesemente sconsiderata, scarto finale di un “deal” altrettanto artefatto come l’Opa di Rbs, Fortis e Santander su Abn Amro. Nel “sistema di regole” includiamo anche un consiglio d’amministrazione - quello di Mps nel 2007 - che ha palesemente messo a rischio mortale una società quotata: per com’è andata a finire, un “moral hazard” pari a quello dei vertici di Lehman Brothers nel fabbricare derivati, tendere leve oltre ogni limite, disattivare meccanismi di controllo e comunicare al mercato situazioni opache. (Anche il Tesoro avrebbe dovuto vigilare meglio sulla Fondazione Mps, che non voleva diluirsi nella banca e si è indebitata: due comportamenti sostanzialmente illegali).

Per salvare Mps tutti gli italiani hanno dovuto aumentare il loro debito collettivo. Per non parlare di tutti gli effetti collaterali, in parte riassunti da Salvatore Bragantini su Il Corriere della Sera: il caso Siena ha pesato sullo spread, sui rating, sulla valutazione di Borsa delle banche, sull’esito degli stress test Eba, sul credit crunch. Questa è la “dazione ambientale” che l’Azienda-Italia ha dovuto e in parte continua a pagare per sopravvivere ogni giorno nel ricatto globale dei mercati e in quello geopolitico.

Certo, non era compito dei Pm di Siena illuminare tutto questo. Ma con il loro lavoro di pubblici ufficiali potevano dire “qualcosa di civile” su un terreno veramente fondamentale per la vita del Paese, di tutto il Paese. Non l’hanno fatto. E davvero poco conta, a questo punto, se per una volta, i professionisti del giustizialismo si sono ritrovati scoperti dalle “loro” Procure.

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