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FINANZA E POLITICA/ Quel salutare revisionismo sul "credit crunch"

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"Le nostre banche devono fare quello che gli riesce meglio da sempre: erogare credito commerciale alle imprese del territorio di insediamento, raccogliendo risparmio al dettaglio presso le famiglie". A leggerlo sembra lapalissiano, in realtà è un'affermazione duramente revisionistica: dura forse anche per chi, come Masciandaro, ha sempre fatto economia in campo liberista, pur distinguendosi sempre dall'ultra-liberismo ideologico.

Ma il suo ragionamento critico è completo. "Non si può avere la botte piena - un intermediario prudente - e la moglie ubriaca: alta redditività da quell'intermediario". Altro attacco frontale a vent'anni di global banking: un sistema in cui l'unica regola del gioco è il profitto finanziario (quello del risparmiatore e quello dell'intermediario) ha portato a bruciare sia la risorsa-risparmio (che in Italia è stata sottratta al credito verso le imprese) sia la risorsa-banca (un'impresa stabile che dà stabilità finanziaria all'economia, diventa instabile per se stessa e per l'economia).

La ricetta - neppure troppo implicita nell'editoriale - è coraggiosa proprio perché mette drammaticamente in discussione due altri teoremi non dimostrati: che anche per l'Azienda-Italia l'one-best-way fosse gettare il proprio risparmio finanziario nel calderone dei mercati globali; che per le banche italiane fosse obbligato rinnegare se stesse: la loro natura "Bct", sintetizza Masciandaro, "banche commerciali territoriali". Banche che l'Eba ha terribilmente e ingiustamente punito nel momento in cui erano più cariche di titoli pubblici domestici sotto attacco speculativo esogeno. Banche che "Basilea 3" vorrebbe punire ancora proprio per sradicare definitivamente la loro "anima Bct". Banche che, infine, tutte le autorità pubbliche nazionali (dal governo alla Banca d'Italia) hanno supinamente lasciato indifese sul piano politico, fuori dei confini italiani (ma anche dentro).

(Ps. Da oggi è verosimile che i professionisti dell'"antibanca italiana" ricominceranno imperterriti a polemizzare contro le "Bct italiane" sul commissariamento della Banca delle Marche. Ancora una volta proveranno a strumentalizzare "a rovescio" una crisi esemplare: Banca delle Marche è una Bct italiana che ha tradito la sua missione di finanziatrice delle piccole imprese di territorio, giocando d'azzardo nella finanza immobiliare, come dettava lo "spirito del tempo". E se le Fondazioni azioniste vanno punite è appunto per l'essersi associate al "moral hazard" speculativo del management: per non aver esercitato a dovere il loro potere sussidiario di rappresentanti delle comunità locali. Ma prima di loro ha gravi responsabilità la Vigilanza Bankitalia, che avrebbe dovuto intervenire ben prima: a Macerata come a Siena. Ma forse ancora oggi un'authority troppo vigilante su quanto accade sui cosiddetti mercati - soprattutto se è una "vecchia" authority nazionale - i mercati "esuberanti" proprio non la sopportano).

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