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FINANZA E POLITICA/ Bankitalia e il boomerang della "riforma anti-Fazio"

Ignazio Visco (Infophoto)Ignazio Visco (Infophoto)

Resta il fatto che perfino la laboriosa successione a Draghi – con il braccio di ferro Tremonti-Draghi sulle candidature contrapposte di Vittorio Grilli e Fabrizio Saccomanni e con il compromesso (al ribasso) su Visco – è figlia del vaso di Pandora scoperchiato nel 2005 sulla proprietà della banca centrale. Carta che ora viene presa in mano dall'Abi perché è già sul tappeto: ce l'hanno messa i professorini "draghiani" ed è perfino finita in una legge.

Come se non bastasse, due nomi del calibro di Quadrio Curzio e Coltorti (chief-economist e archivista di Enrico Cuccia) insistono nelle ultime settimane su un dossier solo apparentemente laterale. La mobilizzazione delle riserve auree Bankitalia – pur attraverso uno schema di veicoli e di finanza "derivata" – va a  parare comunque sul cambio di proprietà della banca centrale: le cui quote di capitale verrebbero controllate da una Sgr controllata dal Tesoro (benché gli autori parlino con cautela di un "buyback nazionale" del capitale Bankitalia).

Delle due, comunque, apparentemente l'una: o lo "status quo", marcato tuttavia da una (nominale) affermazione delle banche come "azioniste" Bankitalia e da una (non nominale) manovra di vigilanza sui patrimoni delle banche vigilate; oppure un sacrificio "keynesiano" delle riserve auree a fini di politica economica, accompagnato da una statalizzazione nominale delle proprietà Bankitalia. Ovvio che ora Via Nazionale recalcitri, forse già ai limiti della disperazione. Comunque vada a finire (magari con nuovi rinvii) bisognava pensarci prima. Prima che Carlo Azeglio Ciampi cedesse alla tentazione politica del primo premierato tecnico nel '93 (è lì che nasce il primo governatorato di mediazione affidato a Fazio, bruciando la successione programmata di Tommaso Padoa-Schioppa). Prima di buttar via il bambino (Bankitalia) con l'acqua un po' surriscaldata (Fazio) che chissà se poi era sporca per davvero. Prima di lasciare che Draghi utilizzasse Via Nazionale per cinque anni come parcheggio personale fra gli uffici Goldman Sachs di Londra e quelli Bce a Francoforte, disinteressandosi del sistema bancario nazionale e del ruolo istituzionale di Palazzo Koch.

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COMMENTI
09/09/2013 - La nomenklatura di Bankitalia (Giuseppe Crippa)

Certo Draghi non avrà combinato molto nel suo quinquennio in Banca d’Italia ma non mi pare avesse con se una squadra devota e motivata… e neppure un “datore di lavoro” (il capo del governo che lo ha proposto per intenderci) molto interessato ai suoi risultati. La lettura di questo articolo così lungo e denso di riferimenti a fatti da me non facilmente comprensibili è stata molto interessante ma non mi ha convinto.