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FINANZA E POLITICA/ Attenti al Lupo (di Wall Street)

GIANNI CREDIT confronta e riflette su due grandi film che ritraggono il mondo finanziario: Wall Street di Oliver Stone, del 1987, e The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, ora in sala

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Può darsi che Leonardo Di Caprio veda trasformarsi in Oscar la sua nomination a miglior attore protagonista per “The Wolf of Wall Street”: ventisei anni dopo il premio a Michael Douglas, il memorabile Gordon Gekko della finanza ruggente anni ‘80. Ma quante differenze fra l’eroe maledetto di Martin Scorsese e l’icona scolpita da Oliver Stone. Gordon Gekko è il cavaliere di un’America che vuole lasciarsi alle spalle una parentesi di sconfitte e scacciarne tutti i dubbi: il Vietnam, il Watergate, la crisi petrolifera, l’emergere della potenza industriale giapponese. Douglas vince l’Oscar per un’orazione scespiriana a sostegno di un’Opa ostile: è il volto di una finanza che fa letteralmente a pezzi l’industria ma con l’aspirazione - in fondo non disonesta o storicamente infondata - di scuoterla e rigenerarla; di svolgere una funzione schumpeteriana nella “malfunzionante Azienda America”.

Quando Gekko tuona il suo credo - “Greed is good”, l’avidità è buona - riecheggia una conferenza tenuta all’Università di California da un vero leone di quella Wall Street: Michael Milken, l’inventore dei junk bond. I predecessori dei derivati non avevano timore di annunciarsi spavaldamente come “spazzatura”, non si rifugiavano dietro sigle astruse: e servivano - alla loro origine - per scalare aziende americane in carne e ossa, non per polverizzare e nascondere nel mondo il rischio finanziario su immobili inutili, ultima spiaggia di un’economia drogata.

Dietro Gekko c’è Ronald Reagan che all’inizio della sua presidenza si rivolge in tv agli americani tenendo nelle mani una banconota da un dollaro e nell’altra una manciata di cents: la moneta - la moneta degli Stati Uniti - è una cosa seria, non può deprezzarsi nell’inflazione e nella perdita di competitività del Paese. Quel “lupo di Wall Street” si scaglia per primo contro la malattia dei “deficit gemelli”, nei conti federali e nella bilancia commerciale.

L’occhio civile di Stone - il regista che aveva già esorcizzato sullo schermo i fantasmi del Vietnam - è catturato dal suo personaggio, anche se alla fine non gli perdona l’amoralità che sconfina nell’illegalità. Gli spiriti animali di quel “lupo” finiscono in carcere e vengono smascherati - agli occhi del giovane allievo Charlie Sheen - dal confronto con il padre (nel film è il padre vero dell’attore, Martin), meccanico di una compagnia aerea. Gekko aveva “valorizzato” anche quella, corrompendo il giovane Sheen e depredando il fondo pensione del vecchio e dei suoi colleghi.


COMMENTI
27/01/2014 - Ottima (doppia) recensione (Giuseppe Crippa)

Promuoverei Credit alla sezione Cinema e TV (ed aspetto l’ottimo Emanuele Lisi in quella di Economia e Finanza)!