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FINANZA E POLITICA/ Se la Germania ascolta "Heinz" Kissinger

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

Anche gli altri attori al tavolo dell’equilibrio “westfaliano” del XXI secolo sono identificabili: anzitutto la Cina, per cui Kissinger ha un vecchio debole, anche se il suo emergere di potenza economica autocratica è un formidabile segno di contraddizione culturale sulla scena storica. Lo è, analogamente, il radicalismo nazionalistico-religioso dell’Islam. Ma il vecchio studioso e legittimo erede - del principe - di Metternich non ha dubbi: la logica della bilancia dei poteri è obbligata, tra fasi di “confrontation” e fasi di distensione e di stabilità. L’unica scelta sempre perdente è non guardare in faccia la realtà o guardarla solo con i propri occhiali.

Questo vale per la Russia di Putin che deve uscire dal dilemma storico fra Occidente e Oriente (fra Unione Europea e Cina), ma questo vale soprattutto per l’Ue stessa: dove la campana “westfaliana” suona proprio per la Germania. Se un Paese è leader, il suo posto è quello di perno e ago della bilancia: non quello di peso su un solo piatto. Di guida del continente, ma non come la intendeva il cancelliere dal 1933 al 1945. La signora Merkel, che i tedeschi del dopo muro hanno scelto anche se è nata nella Germania “ex sovietica”, non può vantar diritti di veto, ma di proposta certamente sì. Su questo non è certo in disaccordo Kissinger, che non avrebbe mai potuto candidarsi alla Casa Bianca proprio perché nato in Germania.

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COMMENTI
15/12/2014 - Un'idea per Renzi (Giuseppe Crippa)

Chiunque sia nato fuori dagli Stati Uniti non può candidarsi alla Presidenza. Obama questa discriminazione tra cittadini americani non si sogna di toccarla e non capisco come mai. Da noi la Kyenge, 50 anni compiuti nell’agosto scorso, potrebbe essere eletta alla Presidenza della Repubblica.