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FINANZA E POLITICA/ Banca "cattiva", notizie buone

Ignazio Visco (Infophoto)Ignazio Visco (Infophoto)

Più bad bank generate da singoli gruppi (certamente i due maggiori, Intesa e UniCredit) e probabilmente altre bad bank “intergruppo” o addirittura “di categoria” (il Credito cooperativo?): in ogni caso - in partenza - non con lo Stato come partner o motore. Che sia Mediobanca con il gestore statunitense Kkr, che siano altri gestori italiani ed europei a promuovere una banca-fondo per accogliere asset problematici, lo Stato non potrà destinare al settore bancario risorse di cui non dispone per altre categorie di imprese o contribuenti privati.

È l’ultima notizia: né buona né cattiva, dipenderà da come il progetto verrà sviluppato. È ovvio che la bad bank spagnola Sareb, articolata attorno al fondi di salvataggio Frob, si pone come modello. Ma esso affonda le sue radici - meno di due anni fa, ma sembra già passato remota - nella dichiarazione virtuale di default bancario da parte di Madrid di fronte all’Europa: l’Unione bancaria è stata la risposta a una richiesta di aiuti pubblici europei multimiliardari. L’Italia se li può permettere, anzitutto politicamente? Meglio pensare - come nocciolo duro - a grandi investitori privati assieme alla solita e proverbiale Cassa depositi e prestiti (cioè ancora una volta dai capitali di lungo periodo accumulati dalle ex banche pubbliche e dal risparmio minuto e paziente delle famiglie presso la Posta). 

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