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FINANZA E POLITICA/ Le banche d'Italia e il mistero Renzi

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È un’osservazione, ben intenso, non un giudizio. È uno stato delle cose - con i suoi punti di forza e di debolezza, con le sfide vinte e quelle perdute - la cui ultima “foto di famiglia” risale al giugno 2012: Palermo, congresso del centenario dell’Acri. Chairman: Giuseppe Guzzetti, leader della Fondazione Cariplo, “dominus” di Intesa Sanpaolo, co-dominus della Cassa depositi e prestiti (oggi più importante di Mediobanca), uomo-chiave su cento tavoli (oggi anche sul riassetto di Mps). Key-note speaker: Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, vero capo della vigilanza anche dopo il cambio della guardia fra Mario Draghi e Ignazio Visco, e futuro ministro dell’Economia con Enrico Letta. Guest star: il premier Mario Monti, che per nulla al mondo si sarebbe perso la videoconferenza da Palazzo Chigi, con duetti di alta classe con Guzzetti sulla Grande Milano di ieri e di oggi; perfino con sottili ironie su Angela Merkel e le magagne delle Sparkassen tedesche.

A questo punto, in passato, un articolo come questo avrebbe provato a dipanare la matassa del “what next”, del “cosa succede adesso”. Le Fondazioni saranno la piattaforma del primo Renzi (grande stakeholder dell’Ente Carifirenze) o il suo primo bersaglio, come provò Giulio Tremonti, più di Tremonti? Le Popolari vanno difese o aperte con l’apriscatole? Etihad in Alitalia prelude a una crescita di Aabar in UniCredit o magari all’ingresso degli emiri a Siena oppure le grandi banche non si toccano? Blackrock al 5% in Intesa Sanpaolo - così a buon mercato in Borsa, ci mancherebbe - segna l’”inizio della fine” del monopolio delle Fondazioni nella “banca di Bazoli”? Beppe Grillo - vero antagonista “maledetto e subito”, vero “nemico da abbattere” fra cento giorni al voto europeo - si combatte meglio “da destra” (difendendo le banche italiane in Europa, ma usandole “senza pietà” all’interno per rilanciare il Paese); oppure “da sinistra”, spianandole secondo i dettami ultraliberisti di un Giavazzi o di un Boeri?

Il vostro modesto commentatore non ha né il nome né l’esperienza di Eugenio Scalfari: che, comunque, ieri su Repubblica ha confessato di non avere capito cosa sia veramente accaduto nell’ultima settimana in Italia. Di non saper spiegare ai suoi lettori - dopo quasi quarant’anni alla testa del maggior quotidiano progressista nazionale - come e perché il leader del principale partito del centro-sinistra sia approdato alla guida del governo del Paese. Anche Scalfari si è alla fine accodato a quanti concordano su due presunzioni: che neppure Renzi sappia veramente quali saranno i suoi punti d’arrivo; che si regoli comunque su due standard: far presto e cambiare. Fare (subito) l’esatto contrario di quello che ci aspetta da lui. 

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