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FINANZA E POLITICA/ Attenti all'ottimismo dei mercati sull'Italia di Renzi

Sui mercati c’è un clima riguardo l’Italia diametralmente opposto a quello del 2011, nonostante l’economia non sia affatto cresciuta. Il commento di GIANNI CREDIT

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Lo spread italiano è a 175, ai minimi, ma scenderà ancora. Il consenso, sul mercato, è massiccio: 150 è già scontato, prossima fermata quota 100. Forse anche per questo il premier Matteo Renzi sta guadagnando qualche giorno in attesa di presentare il Def. Le previsioni di costo del debito pubblico possono regalare benefici anche a nove zeri alla difficile politica economico-finanziaria chiamata a scavalcare l’appuntamento elettorale europeo di maggio e presumibilmente guardare a un voto politico anticipato fra un anno.

E se lo spread atterra, la Borsa italiana vola: sembra un proverbietto, ma nel caso specifico non lo è del tutto. Il Ftse-Mib (indice-guida di Piazza Affari) è ancora sotto del 50% rispetto ai massimi pre-crisi di inizio 2007, ma la sua performance nell’ultimo anno parla di un +40%. L’uno-due inferto dalla crisi finanziaria e poi dalla recessione ha colpito l’Italia assai più duramente di quanto le turbolenze globali abbiano fatto negli stessi Stati Uniti: dove a Wall Street lo S&P 500 è infatti ben oltre i picchi del pre-Lehman.

I margini di recupero e di rimbalzo per Milano erano quindi sulla carta certamente ampi, ma altrettanto pacifico che non hanno potuto minimamente contare - almeno finora - su accenni di ripresa effettiva del Pil, né di sostanziali cambiamenti della politica monetaria e fiscale da parte di Bce e Ue. Soltanto da due mesi agisce - in via virtuale - l’effetto-cambio di governo, all’uscita da una fase di emergenza tecnocratica. Del tutto reale è invece l’interesse dei capitali internazionali per l’Azienda-Italia: per i suoi titoli governativi e per le sue azioni quotate.

Il super-gigante Blackrock acquista grandi quote di blue-chips come Mps, Telecom e Intesa Sanpaolo (con il benvenuto esplicito di un presidente ben poco globalista come Giovanni Bazoli). La Bank of China arrotonda verso l’alto i suoi pacchetti di Eni ed Enel. Due banche praticamente obbligate da Bankitalia all’aumento di capitale (Banco Popolare e Carige) decollano all’annuncio (ma positiva è la reazione dei mercati all’operazione-pulizia decisa sia da UniCredit che da Intesa). Dal canto suo l’indice Star di Piazza Affari - quello che raccoglie le società di media capitalizzazione del listino - è quasi un caso europeo per il suo dinamismo. Perfino il capo-economista della Goldman Sachs strizza l’occhio: «I fondamentali dell’Italia sono meglio di quelli della Spagna».

Ecco, proviamo a partire da qui per una breve riflessione problematica: con tutte le semplificazioni analitiche del caso e anche le difficoltà di trarre sintesi. Anche nell’estate 2011 i fondamentali dell’Italia erano migliori di quelli della Spagna. Anche la Spagna, mentre lo spread italiano decollava a 575, ha beneficiato oltre misura di elezioni politiche anticipate e di una nuova premiership. Non per questo il sistema bancario iberico migliorò di colpo e neppure di poco: sei mesi dopo - non ci stancheremo di ripeterlo - l’Unione bancaria nasce come risposta al sostanziale fallimento di sistema del credito in Spagna.