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FINANZA E POLITICA/ Milano allo specchio nell'Italia dei complotti

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La Confindustria celebrerà in settimana il passaggio formale della presidenza di Giorgio Squinzi dal primo al secondo biennio: ma in un clima di sospetti, fra rumori di complotto neppure troppo attutiti. Squinzi ha chiesto e ottenuto le dimissioni da vicepresidente di Aurelio Regina, capo degli imprenditori romani, decisivo due anni fa per l’elezione del milanesissimo leader della Mapei. Per la cui successione - ma mancano due anni - è però già sceso in pista un altro big (forse l’ultimo big) della grande industria milanese: Gianfelice Rocca.

Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, è stato raggiunto da un inatteso avviso di garanzia da parte della Procura di Bergamo per «ostacolo alle autorità di vigilanza»: accusa grave per un banchiere, benché originata da un esposto di un gruppo di piccoli azionisti di Ubi, iniziativa in sé fragile come tanti strascichi assembleari di Popolari di provincia. Nuvoloni e temporali sulla testa del Professore erano però stati annunciati - con timing perfetto - da un romanzo scritto da Luigi Bisignani: personaggio che più di chiunque altro - in Italia - ha incarnato la logica delle manovre sotterranee (vere o immaginarie). Ed è vero che - nella filigrana della fiction - Bisignani non ha puntato il dito sul caso Ubi, ma sui legami fra Bazoli e Intesa e il finanziere polacco Romain Zaleski, da tempo in forti difficoltà finanziarie. 

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