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FINANZA E POLITICA/ Bancopoli reali, presunte e immaginarie

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La dottrina economico-finanziaria ha coniato una categoria - “l’azzardo morale” - che però non è di facile maneggevolezza giuridica. Il caso Mps - ne abbiamo più volte discusso su            queste pagine - è esemplare. La Procura di Siena si è ritrovata a indagare una serie di illeciti “tradizionali”: la cosiddetta “banda del 5%” è un gruppo di amministratori e manager del Monte che avrebbe realizzato guadagni illegali su operazioni di indebitamento. La fattispecie sostanziale non è diversa da quella che, sul versante pubblico, vede un amministratore locale intascare una tangente per un atto amministrativo. Ancora: ad alcuni componenti del vertice Mps è contestato il falso e l’ostacolo alle autorità di vigilanza. Il “crimine” vero a Siena è stato invece commesso nell’acquisizione di AntonVeneta: è da lì - da quella decisione del cda Mps “azzardata” probabilmente anche in termini “morali” - che sono nate le operazioni finanziarie straordinarie che hanno poi consentito ai funzionare di lucrare le loro piccole creste (ben distinte da eventuali “grandi creste” incluse nei 10,3 miliardi sborsati dal Monte sotto forma di prezzo pattuito e di commissioni alle banche internazionali intermediarie con il Santander).

È sull’acquisizione AntonVeneta che i vertici Mps hanno forse nascosto qualcosa alla Banca d’Italia: ma anche la vigilanza di quest’ultima potrebbe essere invischiata nell’“azzardo morale” proprio di una cultura finanziaria mutata, ad esempio attribuendo alla “valutazione di mercato” raggiunta fra Mps e Santander una validità invece non ammissibile su un piano di supervisione prudenziale ortodossa. Ma qual era - nel 2007 - la pressione esercitata sul sistema bancario italiano (Mps e Bankitalia) perché aderissero alla sistemazione internazionale della partita Abn Amro con il riacquisto di AntonVeneta? Di certo non diversa da quella che nel 2011 portò a una ristrutturazione degli assetti politici e che a metà 2014 si discute se sia stata o no un “complotto”. Di certo non diversa da quella che - a fine 2011 - portò a uno stress test da parte delle autorità bancarie Ue oggettivamente discriminatorio verso le banche italiane: che furono obbligate ad accentuare il razionamento del credito. Già il credito: il baricentro sostanziale della recessione-depressione italiana e - non a caso - di alcun capi d’imputazione emergenti nella “nuova Bancopoli”.

Un bancario - grande o piccolo - che conceda un credito inconcedibile in cambio di una mazzetta da parte del cliente compie varie irregolarità e vari illeciti: e di esse è chiamato a rispondere nelle varie sedi, anche giudiziarie. Ma la collera sociale che si traduce nella richiesta pressante di punizione giudiziaria è evidente nella sostanza, meno nella forma. “I banchieri prestano soldi ai loro amici e li negano alle piccole imprese e alle famiglie in difficoltà”: è un’affermazione - quella della piazza - che contiene del vero, anche parecchio. Ma è un reato razionare il credito e riservarlo ad alcuni prenditori piuttosto che ad altri?