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FINANZA E POLITICA/ Visco, le banche e la "nuova vigilanza"

Ignazio Visco (Infophoto) Ignazio Visco (Infophoto)

La prima pressione di "moral suasion" riguarda la necessità di rafforzare il sistema attraverso aggregazioni. L'obiettivo primario resta lo stesso: restituire ai gruppi elasticità di gestione, meno costi per più produttività, più ricavi e quindi utili "industriali" di nuovo importanti. Una nuova stagione di fusioni e acquisizioni può portare benefici su altri due terreni. Quella della modernizzazione delle strutture proprietarie, con l'apertura dei capitali a investitori istituzionali (sui mercati la voglia di "comprare Italia" si è riaccesa, ha notato con soddisfazione Visco). Nel contempo investitori "old" come le vaste comunità di piccoli soci delle Popolari e come le Fondazioni potranno diluirsi. Con due raccomandazioni forti: non impedire il rafforzamento patrimoniale di gruppi vecchi e nuovi, più in difficoltà (come Montepaschi o Carige) o più solidi, come ad esempio i due campioni nazionali Intesa Sanpaolo e UniCredit. 

Tema speculare è quello della governance, troppo spesso alle cronache giudiziarie nell'ultimo anno e in particolare nelle ultime settimane. Ma neppure su questi versanti Visco ha ceduto alla tentazione di un aggettivo in più: salvo segnalare le "critiche aspre" ricevute dopo qualche sollecito a varare senza indugio aumenti di capitale (par di capire soprattutto da alcuni medi istituti del Nord).

Non era scontato: negli anni scorsi non erano mancati accenti preoccupati sul numero e sui compensi degli amministratori. Ma quest'anno Visco ha certamente voluto distinguere il suo ruolo (vigilare sulla sana e prudente gestione delle banche e spingere a far bene il loro lavoro di intermediarie verso l'economia) dal giudizio sui casi singoli: sulle responsabilità individuali che sono oggetto tipico dell'azione penale delle Procure e poi delle sentenze dei tribunali.                  

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