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FINANZA/ Banche, aeroporti, reti (e magistrati): cresce la nuova "questione settentrionale"

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Giorgio Meletti su Il Fatto Quotidiano denuncia la “diserzione” dei gradi poteri finanziari del Nord, da tempo orfani della Mediobanca di Enrico Cuccia. L’osservazione è puntuale: basti pensare al limbo in cui è finita Telecom dopo il disimpegno della stessa Mediobanca, di Generali e di Intesa Sanpaolo. La prospettiva del Fatto resta tuttavia quella di una “nuova Tangentopoli”: non sembra del tutto fondata. Certo il malaffare - ai confini fra Stato e mercato o ben dentro la finanza privata - offre ancora molta cronaca, sempre alimentata dalle azioni giudiziarie. Ma a differenza di vent’anni fa - o anche solo di tre mesi fa - anche gli inquirenti sembrano clamorosamente “disertare” di pari passo con gli inquisiti reali o potenziali.

E la crisi esplosa ai vertici della Procura di Milano non è - in fondo - estranea a una stessa “questione settentrionale” (su queste pagine è stata segnalata in anticipo). Quali sono la struttura e la collocazione “più efficienti ed efficaci” di un sistema giudiziario all’interno di una post-democrazia di mercato? (Quando Silvio Berlusconi lamenta che “da anni il Parlamento è impossibilitato a varare qualsiasi riforma della giustizia per non dispiacere all’Associazione nazionale magistrati” - pur tardivamente e in una situazione personale anomala - pone “da Nord” una questione istituzionale e politica di primo livello: che il ministro Maria Elena Boschi farebbe bene a mettere in evidenza sulla sua scrivania se aspira a essere continuatrice del renzismo).

Claudio Cerasa su Il Foglio passa al microscopio il rinnovo del vertice di Terna in chiave di nuove nomenclature nell’amministrazione Renzi, ma finisce per far emergere ancora una volta centralità e dualismi geopolitici. A un vertice “nordico” - composto da Luigi Roth e dall’amministratore delegato Flavio Cattaneo, entrambi provenienti dalla Fiera di Milano - ne succede uno ancora caratterizzato da figure milanocentriche: il presidente Catia Bastioli, scienzata-imprenditrice di Novamont, è stata chiamata a ruolo pubblico solo un anno fa nel board della Fondazione Cariplo, che resta pivot sulla Cassa depositi e prestiti. Dal vertice operativo di quest’ultima, non a caso, viene anche il neo-amministratore di Terna: il bocconiano Matteo Del Fante.

Nella stanza dei bottoni della Cariplo ha fatto tirocinio anche Carlo Cerami, legale milanese punto di riferimento a Nord per la Fondazione ItalianiEuropei (storicamente animata da Massimo D’Alema e Giuliano Amato). E se un consigliere indicato dal centrodestra è il bresciano Stefano Saglia, anche l’inconsueta nomina di Fabio Corsico (direttore delle relazioni esterne del gruppo Caltagirone) reca un’impronta nordista: quella del piemontese Fabrizio Palenzona, via via divenuto cittadino della Milano finanziaria e della Roma politica.

Le Fondazioni del Nord - “giuste o sbagliate” - restano imprescindibili non solo per i campioni nazionali bancari - ancora una volta basati a Milano -, ma per un intero establishment che invece ha potuto fare a meno di un Paolo Scaroni all’Eni.

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