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SPILLO/ Fiat, Rcs, Generali: quel futuro (possibile) dietro le spalle

Sergio Marchionne (Foto: Infophoto)Sergio Marchionne (Foto: Infophoto)

La questione potrebbe non essere retorica: sarà interessante ascoltare oggi il presidente Yaki Elkann davanti ai soci, ma già ieri Marchionne da Detroit si è ben guardato dallo smentire i “rumor” martellanti di operazioni straordinarie allo studio per Fca. L’esistenza di un offerta per cassa per il pacchetto detenuto da Exor in Fiat (al momento il 30%) non è un mistero nel circuito delle banche d’affari internazionali. La proposta – ha rivelato Der Spiegel – è stata avanzata da Volkswagen. Probabilmente non è l’unica manifestazione d’interesse verso Torino (Detroit), ma è certamente la più circostanziata: tanto che – si dice – l’erede dell’Avvocato avrebbe già sondato informalmente i familiari soci nella Giovanni Agnelli Sapaz, la vera cassaforte degli Agnelli. E le prime risposte non sarebbero stato affatto negative. L’ultima parola sarà però quella dell’ingegner Elkann: il quale, d’altronde, guida Giovanni Agnelli Sapaz, Exor e Fiat in un’era sideralmente diversa da quella in cui il nonno era l’uomo più potente d’Italia anche in quanto datore di lavoro di molte decine di migliaia di metalmeccanici.
In un capitalismo rapidamente globalizzato sulle onde virtuali di finanza e media, Elkann è da un anno nel board di NewsCorp. Mentre il riassetto di Rcs (e della Stampa) è in oggettivo stallo in Italia – per l’opposizione di soci come Diego Della Valle o lo stesso Giovanni Bazoli – Rupert Murdoch ha accelerato nelle ultime settimane: gettando le basi per la nascita di una super-piattaforma della pay-tv in Europa e attaccando negli Usa Time Warner, che anche molti anno dopo le orge della New Economy resta una della migliori fabbriche di contenuti multimediali in giro. A rischio di fanta-finanza, continuiamo a considerare credibile che gli Agnelli disinvestiranno da Fiat e investiranno nella media-industry: e che Rcs sarà prevedibilmente coinvolta in questo processo, ma in una cornice assai diversa da quella che ha accompagnato il Corriere da molti decenni. Il Corriere del crack Rizzoli, della rinascita sotto il duopolio Fiat-Mediobanca, nel quale si sono inseriti successivamente i “duumviri” Giovanni Bazoli e Cesare Geronzi: dopo una prima “battaglia delle Generali” e poi dopo il tentato raid di Giampiero Fiorani, Stefano Ricucci e altri “furbetti”. E’ il ventennio in cui de Bortoli è stato “dominus” giornalistico del Corriere assieme a Paolo Mieli. Lui stesso ieri ha accreditato, con accenti delusi, lo sfondo di “fine d’epoca”: il suo trattamento d’uscita (2,5 milioni di euro) ricorda per molti versi il “non un euro in più” con cui Maranghi lasciò il cortile di Mediobanca. Al delfino di Cuccia, tuttavia, non furono concessi otto mesi come al direttore del Corriere: un “lag” che non sembra affatto un “onore della armi”.