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SPILLO/ Il caso Guerra fra "old Del Vecchio" e "new Renzi"

Andrea Guerra (Infophoto)Andrea Guerra (Infophoto)

L’ottantenne Del Vecchio accompagna alla porta Guerra non diversamente da come l’ultraottantenne Caprotti imprime ancora decisi colpi di timone alla rotta di Esselunga. Ma anche gli azionisti di Generali (fra i quali spicca lo stesso Del Vecchio, oltre a un imprenditore old come Francesco Gaetano Caltagirone) un anno fa hanno sancito la fine della “riserva dirigenziale triestina” nella guida delle Generali, esonerando (in malo modo) l’amministratore delegato Giovanni Perissinotto. E potrà sembrare una coincidenza, ma perfino il neo-presidente della Fondazione Mps - Marcello Clarich - si è subito mostrato freddo verso la permanenza alla presidenza del Monte di Alessandro Profumo: pioniere e principe indiscusso dell’intera generazione dei Guerra, dei Perissinotto, ecc.

Ora Guerra, in teoria, dovrebbe essere meno esitante verso un possibile rilancio da parte di Renzi: soprattutto se maturerà a breve il passaggio del ministro degli Esteri Federica Mogherini come “Mrs Pesc” a Bruxelles e quindi un probabile rimpasto a Palazzo Chigi. Ma il Renzi premier - ci sbaglieremo - si sta dimostrando molto più vicino a un Del Vecchio che ai manuali di mercato spacciati in saldo da qualche ingrigito professore d’Oltreoceano. Del Vecchio Luxottica l’ha fondata e fatta crescere con capitali suoi: come Renzi è - almeno per ora - premier dopo aver vinto le primarie del “nuovo Pd” e poi le europee. Con voti suoi. Mentre di candidati amministratori delegati o ministri c’è la fila. 

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