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FINANZA E POLITICA/ Maroni e Pisapia ora salvino Malpensa: privatizzandola per davvero

Malpensa (Infophoto)Malpensa (Infophoto)

Ecco: cedere almeno il 49% di Sea a un fondo sovrano con base a Dubai e puntare sulle traiettorie ascendenti di una compagnia come Emirates sarebbe a questo punto un’idea convincente. La “finis” di Alitalia e l’investimento strategico di Etihad su Fiumicino porta con sé almeno questo di positivo: la fine di tutti gli equivoci sulla “compagnia di bandiera a due hub”. Con tutte le conseguenze puntualmente verificate: la “falsa partenza” di Lufthansa Italia non più che l’ipotesi di ridurre Malpensa a un cargo-hub di Klm. Oppure i ballon d’essai via via lanciati a/da compagnie come Ryanair. Tutto sempre fallito per il “fattore A”, per non disturbare mai l’interminabile eutanasia della compagnia della Magliana. Sarebbe un terribile paradosso se Malpensa non trovasse un suo futuro per mancanza di risorse che in Lombardia non sono mai mancate: lo spirito imprenditoriale, l’apertura internazionale e i capitali. 

Ma questa volta occorre il mix completo: la sola quotazione in Borsa (ventilata qualche tempo fa senza convinzione e alla fine successo) non basta. È tempo invece che i soci pubblici (compresa la Provincia di Milano) compiano un passo indietro sostanziale: nella proprietà e nella guida di Sea, e non facendoselo dire per decreto da Palazzo Chigi. E senza più cercare una stampella nel fondo F2i della Cdp: che può andar bene per sostenere una struttura-Paese come la rete Telecom, non un’azienda che oggi può vivere soltanto come impresa concorrenziale nel mercato globale dei servizi aeroportuali. L’esperienza recente dimostra fra l’altro che - a Milano - il rischio di un incidente giudiziario è quasi prossimo alla certezza. Tanto più che proprio la più recente “inchiesta Sea” - deflagrata clamorosamente dentro e non fuori il palazzo di giustizia milanese - è divenuta il simbolo di un’anti-Milano, obsoleta e dannosa per una Lombardia che non vuole rimanere definitivamente a terra.

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