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CONTRO-SPILLO/ Il Pil e Renzi "unfit"

Secondo la stima dell'Istat diffusa poco fa, il Pil italiano è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente. La nuova recessione è colpa di Renzi? Il commento di GIANNI CREDIT

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La nuova recessione tecnica dell’Italia è colpa di Renzi definitivamente "unfit"? No - il vostro modesto analista conferma la sua opinione personale e dialettica - se si osservano i dati usciti per l’intera eurozona, sempre più nostra casa comune: il rigore imposto dal "cancelliere d'Europa" Angela Merkel a tutti i partner su tutti i parametri - finanze pubbliche, euro, prezzi e poteri d’acquisto - morde anchel’Azienda-Germania. Tanto che perfino lo schivo e tecnocratico ministro italiano dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si è concesso una battuta "renziana" contro il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, sgradevolmente "tardivo" nel voler aumentare segnaleticamente gli stipendi ai suoi funzionari.

Vedremo ora quali segnali vorrà o potrà lanciare domani Mario Draghi al termine del consiglio direttivo della Bce: ma temiamo che l’esperto super-banchiere centrale dell’euro non riuscirà a essere molto più incisivo del late comer alla guida dell’esecutivo italiano. Anche per lui, in fondo, sarà più facile una nuova-letterina-rimbrotto allo scapigliato Renzi (e in filigrana a una Francia sempre più affannata e nervosa) che affrontare la signora Merkel o altre “vacche sacre” della stabilità rigorista fra Bruxelles e Francoforte.

Il premier-plenipotenziario italiano, certamente, resta responsabile della lentezza nel trasformare in riforme vere - anche solo a livello early stage - le lenzuolate di slides quasi quotidianamente somministrate agli italiani e ormai pericolosamente somiglianti ai tanti “contratti con gli italiani” sventolati dall’ex Cavaliere. Renzi sarebbe tuttavia sveltissimo nel trattenere tutti i critici sul punto: il problema strutturale del Paese, lo ripete ormai tre volte al dì, è posto da tutti coloro che si oppongono ai progetti di riforma. Che vi si oppongono veementemente proprio perché le riforme “mordono”: magistrati e addetti ai bagagli a Fiumicino; Cgil e Confindustria; grillini eternamente in piazza ed editorialisti che eternamente bocciano il premier di turno, a meno che non sia un editorialista temporaneamente a Palazzo Chigi.

Non c’è dubbio, peraltro, che i veri frenatori “interni” del premier siano anzitutto in Parlamento e, poco lontano, nella alte burocrazie: ed è per questo che - “politique d’abord” per un premier costituzionalmente anti-tecnico - Renzi ha messo subito al fuoco le riforme istituzionali, difficilissime, impopolari perché apparentemente incongruenti con l’emergenza economica. Ma il “drive” di Renzi, fin dall’inizio, è questo e solo questo: rianimare il sistema-Paese - e soprattutto ripoliticizzare il dissenso anti-sistema di un quarto dell’elettorato - con lo sradicamento e il ricambio di un’intera classe dirigente.