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FINANZA E POLITICA/ Squinzi, Marchionne e la "loro" Confindustria

Giorgio Squinzi (Infophoto)Giorgio Squinzi (Infophoto)

Comunque sia, ventiquattr’ore dopo a Rimini è giunto Sergio Marchionne, “dominus” manageriale di Fiat-Chrysler: di una Fiat che ha lasciato Confindustria (già con Emma Marcegaglia, oggi presidente “renziana” di Eni) perché non condivideva il rude riformismo “marchionniano” nelle relazioni sindacali. Bene Marchionne ha fatto di tutto per allontanare da sé la responsabilità di un anti-squinzismo strisciante, in fondo privo di volto. Di più: quando il Ceo di Fca ha parlato di «pochi risultati» e bacchettato equamente Renzi e l’Economist per i bisticci su «gelati e barchette» è sembrato al fianco del realismo del presidente di Confindustria. Non condividere tutto il renzismo non significa essere “anti-renziani”. Ed è perfettamente compatibile con il “tifo per Renzi” che accomuna Squinzi e Marchionne.

Tutto questo prima del Meeting non c’era, adesso c’è: e Renzi - grande assente al Meeting così come all’assemblea Confindustria - sbaglierebbe a non tenerne conto. 

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COMMENTI
01/09/2014 - commento (francesco taddei)

la loro confindustria è sempre la stessa: niente sviluppo, solo sussidi e delocalizzazioni.