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FINANZA/ Per Mps la vera condanna viene dal mercato

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A due anni dall’arrivo di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola come “crisi manager” a Siena, crescono invece i dubbi e le apprensioni su un tentativo di turnaround che oggi il mercato boccia senza appello. Se non sembra un paradosso, i magistrati possono aver avuto un ruolo: non realizzando - alla fine - un “vero” processo al crac Montepaschi, l’unico avvenuto in Italia dopo il 2008, ma non direttamente collegato alle turbolenze dei mercati globali. È questa, in fondo, la grande attenuante del presidente e dell’amministratore delegato che hanno tenuto a galla il Monte, hanno condotto in porte una difficile ricapitalizzazione da 5 miliardi, hanno relegato la Fondazione in una posizione minoritaria, ma non hanno potuto evitare l’imbarazzante “maglia nera” allo stress test che in autunno ha avviato la vigilanza Bce.

È da allora che il Monte è alla deriva, con una falla patrimoniale ufficialmente calcolata in 2 miliardi di euro. A questa il mercato crede assai di più che alle motivazioni di una sentenza che non fa luce, né pulizia a Rocca Salimbeni. E la Banca d’Italia - ancora una volta a Siena - non sembra al meglio del suo prestigio e del suo potere. 

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