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FINANZA E POLITICA/ Popolari, Fondazioni, Bcc: vigilanza bancaria in terra di nessuno

Ignazio Visco (Infophoto)Ignazio Visco (Infophoto)

La regola era stata inserita nello stesso decreto Popolari e ha poi fatto capolino in una normativa antitrust, ma per ora non ha visto la luce. Quel che è certo è che da un quarto di secolo la legge Amato e poi la legge Ciampi stabiliscono la netta separazione fra enti conferenti (vigilati dal Tesoro) e banche, vigilate da via Nazionale, con la Consob in azione nel suo proprio ruolo (trasparenza su Borsa e società quotate).

Last but not the least il credito cooperativo. Visco ha citato come un dato a lui estraneo le difficoltà di molte Bcc e le ha genericamente invitate ad aggregarsi. A stretto giro ma quasi dall’estero - un convegno delle Raiffeisenkassen altoatesine - il capo della vigilanza Carmelo Barbagallo ha prospettato senza troppi giri di parole la creazione di un polo bancario su modelli centro-europei, forse con una capogruppo Spa quotata in Borsa. Uno sbocco che - dall’Austria alla Francia - ha regolarmente creato e non risolto problemi al credito cooperativo nazionale. La legge bancaria in vigore nell’Ue distingue tuttora il credito cooperativo (e solo questo) dall’attività bancaria standard, svolta da imprese tipicamente quotate e orientate al profitto.

Più in generale - fra politica e supervisione del credito - via Nazionale continua a rimanere ”in una terra di mezzo” quando si tratta di proporre analisi e rappresentazioni della crisi bancaria. Bankitalia non ha mai riconosciuto pienamente - né con Mario Draghi, né con Ignazio Visco - che le banche italiane hanno superato forse al meglio in Europa la fase esplosiva di una crisi innescata dalla finanza anglosassone. Non ha mai ammesso che del terremoto dell’estate 2011 le banche nazionali - al pari dell’intero sistema economico - sono state assai più vittime che responsabili: vittime di un clash fra debolezza politica interna e speculazione internazionale e poi di una recessione pesantemente indotta dall’austerity fiscale. E nonostante il presidente dell’Eba sia un ex funzionario di via Nazionale (o forse proprio per questo) il primo stress test su scala Ue ha imposto standard di valutazione in sé discutibili nel momento di picco dello spread italiano. E anche in occasione dell’Asset quality review che, pochi mesi fa, ha dato il via all’Unione bancaria e alla supervisione Bce, via Nazionale è sembrata voltarsi dall’altra parte quando i nuovi ”arbitri” europei hanno programmaticamente deciso di fischiare solo i falli da sofferenza creditizia delle banche italiane e non quelli da derivati di quelle tedesche. Né via Nazionale - ovviamente - ha mai sollevato obiezioni allo sviluppo del modello di vigilanza microprudenziale “Basilea 2-3” promosso in sede internazionale da Draghi: un reticolo di regole apparentemente tecniche, ma di fatto saldamente radicate nel concept della finanza di mercato e della concorrenza spietata a quella bancaria.


COMMENTI
16/02/2015 - un po più seri (Massimiliano PANIZZA)

Se uno analizza le nuove circolari rilasciate da Banca d'Italia in materia di bilancio e vigilanza forse sarebbe meno relativista ossia non è vero che Bankit brancola nel buio....anzi gli adempimenti prudenziali e di vigilanza sono notevolmente aumentati e sono utili in molti casi...qualcuno rompe le scatole...ma tanté. Sfaterei anche la leggenda delle banche tedesche strapiene di derivati che vengono favorite; il problema semmai è l'utilizzo dei modelli interni di basilea ed il fatto che bafin permette delle valutazioni un po' grossolane ...infine non c'è dubbio che la nuova normativa sui crediti forborne (rinegoziati) e sull'interpretazione degli scaduti costringe noi italiani ad essere un po' più seri nella concessione del credito.

 
16/02/2015 - mps (marco falini)

Mi sembra che ci sono degli errori, forse di trascrizione, su quanto detto in ordine al Monte dei Paschi ed all'intervento del tesoro.